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‘Twin Peaks: The Missing Pieces’ – Guida alla visione (2 di 6)

di Matteo Marino
20 marzo 2015

Benvenuti alla seconda parte della mia personale guida alle scene inedite ed estese di Fuoco cammina con me, che finalmente abbiamo potuto vedere grazie al cofanetto Blu-ray di Twin Peaks. E grazie per il calore e l’entusiasmo con cui avete accolto la prima parte! Che per ogni evenienza trovate qui.

Le istruzioni per leggere questa guida sono semplici: aver visto Twin Peaks e Fuoco cammina con me, perché qui è pieno di SPOILER, sapere che in corsivo sono riassunte e commentate le scene del film come lo conoscevamo fino a oggi, in rosso sono tradotte e commentate le differenze con lo script originale e, come tanti pezzi che si incastrano gli uni negli altri, sono indicate e commentate con numero e titolo le scene inedite, inserite nella loro giusta collocazione, così da avere finalmente tutta l’immagine del puzzle completa.

Senza indugio riprendiamo da dove eravamo rimasti, perché abbiamo un sacco di cose di cui parlare.

Desmond chiede a Stanley di portare il corpo di Teresa Banks a Portland, mentre lui andrà a dare un’altra occhiata al parcheggio. Stanley dice: “Agente Desmond, c’è una cosa che mi dà da pensare…”. Nel film a questo punto c’è uno stacco sulla rosa azzurra appuntata sul vestito di Lil e la cosa che gli dà da pensare è “La rosa azzurra. È per quella che vuole tornare al parcheggio delle roulotte, vero?”.

Nello script il dialogo va diversamente:

				  STANLEY
			C'è una cosa che mi dà da pensare.
			La lampada alla tavola calda. Pensa che
			ci stavano lavorando per motivi estetici
			o per aggiustarla?

				  DESMOND
			Per aggiustarla.

				  STANLEY
			L'estetica è soggettiva, non è così,
			agente Desmond?
			    (gli porge la mano)
			Sam Stanley. Se dovesse avere bisogno di me...

				  DESMOND
			Grazie per l'ottimo lavoro, Sam. Hai
			occhio per i dettagli.

				  STANLEY
			Notiamo cose, giusto, agente Desmond?
			È per la rosa azzurra che vuole tornare
			al parcheggio delle roulotte, vero?

	Desmond sorride e gli stringe la mano.

	DAL PUNTO DI VISTA DI DESMOND

	Desmond vede Stanley salire sul furgone e riesce appena a
sentire cosa dice all'autista:
				  STANLEY
			83,000 dollari.

 

Insomma, nel copione originale si conclude la gag della stramba abilità di Stanley, che consiste nel capire a una prima occhiata il valore dei posti in cui si trova (gag praticamente cancellata dal film), e soprattutto si fa dell’ironia su uno dei simboli dell’estetica lynchiana: le luci intermittenti (ne parlavamo nel post precedente).

A proposito di elettricità, che assume sempre più importanza, anche se sottotraccia, nel film, è stato interessante trovare nei contenuti speciali questo aneddoto, raccontato da Michael J. Anderson (The Man from Another Place): “Stavamo girando Fuoco cammina con me e in una delle scene saltò un generatore. Lynch rimpiazzò il generatore, ci riprovammo e il generatore saltò un’altra volta. A quel punto non modificò le luci. Modificò i dialoghi. Disse: ‘No, tu dici questo al posto di questo, e tu dici quest’altro. Riproviamo’. Riattaccò il generatore, senza cambiare nulla a livello di corrente, e riprovò la scena, e stavolta il generatore non saltò. E lui disse: ‘Immaginavo che potesse essere quella la ragione’.”  (ride) Tenete a mente questa storiella. Ci tornerà utile più tardi.

Desmond torna al parcheggio delle roulotte che è ormai il tramonto. Carl gli indica la roulotte del vicesceriffo (il che, senza l’ausilio delle scene precedenti, appare piuttosto gratuito e incomprensibile) e lo lascia da solo.

Nello script Carl se ne va e basta. Nel film, lo vediamo allontanarsi per “accudire” una vecchietta che si lamenta della mancanza di acqua calda.

utility poleDesmond guarda in alto, verso i fili elettrici tesi tra i pali, e poi fissa la sua attenzione sul palo numero 6, che avevamo già visto misteriosamente inquadrato all’apparizione della vecchia con la borsa di ghiaccio su un occhio, poche scene fa, ricordate? Quindi si volta verso una roulotte alle sue spalle, al cui interno le luci sono accese. Bussa e non ottiene risposta. Senza alcun apparente motivo si inchina e trova, sotto la roulotte, un mucchietto di terra con in cima un anello. Capiamo che è l’anello di Teresa Banks. Vi è inciso un simbolo che abbiamo già visto (vedremo) nella Caverna dei Gufi a Twin Peaks. Allunga una mano per prenderlo. Fermo immagine. Dissolvenza in nero.

Twin_Peaks_Owl_Ring

Sullo script la scena è un po’ diversa. Nessun riferimento ai pali della luce. Carl dà un’occhiata intorno alla roulotte del vicesceriffo, che nel copione è rossa. “Sente una strana sensazione”, al che si volta verso la roulotte di Teresa, all’altro capo del parcheggio, in tempo per vedere, in un’altra roulotte, una mano apparire per un momento su una finestra. Per questo motivo si avvicina, bussa, e poi si inchina. Quando tocca l’anello, la sceneggiatura è molto chiara: Desmond scompare.

Stacco. Ci troviamo a Philadelphia, nell’ufficio di Gordon Cole. Ci sono lui e il nostro amatissimo Albert (Miguel Ferrer). Cole, ovviamente, ricordiamocelo, non ci sente bene e quando parla urla, ed è per questo che in sceneggiatura i suoi dialoghi sono riportati tutti in maiuscolo. Subito dopo la sparizione di Desmond c’è questa breve scena tra loro due.

				   COLE
			OGNI SILLABA DI OGNI PAROLA
			HA IL SUONO DI DUE MANI CHE APPLAUDONO.
			È QUESTO CHE HAI DETTO, ALBERT?

				  ALBERT
			Direi da sei a otto mani che applaudono...
			E io che mi riferivo alla possibilità di avere
			un po' di silenzio...

	Il telefono squilla e Cole risponde. 

 5. Cooper and Diane

Dale e DIaneQuesta avrebbe dovuto essere la prima apparizione di Dale Cooper nel film. E sarebbe stata perfetta. Come nella sua prima apparizione nel pilot di Twin Peaks, lo troviamo che parla con Diane. Ma non attraverso il registratore, questa volta: dal vivo. Eppure – il che è deliziosamente coerente – Diane rimane IL fuori campo, non la vediamo né sentiamo mai. Il gioco tra loro (Diane cambia un particolare nel suo ufficio e Cooper deve dar prova delle sue abilità di osservazione individuandolo) è in puro stile Twin Peaks, ed è il primo esempio azzeccato di quel tono ironico e giocoso che, con l’eliminazione di alcune scene, manca completamente al film finito, mentre caratterizzava la serie tv.

Spero di fare felice chi ha sempre voluto sapere qualcosa di più su Diane riportando la trascrizione del nastro di Dale Cooper del 19 dicembre 1977:

“Mi è stata assegnata una segretaria. Si chiama Diane. Credo che la sua esperienza mi sarà di grande aiuto. Mi sembra un incrocio interessante tra una santa e una cantante di cabaret.” 

Per gli amanti dell’ovvio, sempre sui nastri di Cooper si sceglie di essere molto espliciti:

“Diane, spero non ti dispiaccia che in questi nastri mi rivolgo a te anche quando è evidente che sto parlando a me stesso. Sapere che alle mie spalle c’è una persona della tua perspicacia mi è di conforto.”

La scena, così com’è nei Missing Pieces, finisce un po’ troppo sopra le righe. Nel copione, invece, aveva una coda perfetta, che mostrava anche un Cooper più serio. È questa:

	Cooper con un sorriso trionfante si allontana e va a unirsi a Cole
	e Albert. Ma l'aspetto cupo di Cole gli toglie il sorriso dalle labbra.

				  COOPER
			Cosa c'è, Gordon?

				   COLE
			COOP, L'AGENTE CHET DESMOND È
			SCOMPARSO. DISSOLTO COME IL VENTO
			A DEER MEADOW.

 

6. Stanley’s Apartment

Scena senza particolari guizzi, interessante solo perché rappresenta l’unico incontro tra Dale Cooper e Stanley, che gli mostra la lettera T trovata sotto l’unghia di Teresa Banks, lo aggiorna sulla situazione di Desmond e lo saluta con la stessa formula con cui aveva salutato Chet: “Sam Stanley. Se dovesse avere bisogno di me…”.

A parte che fa specie vedere Kiefer Sutherland, il futuro Jack Bauer di 24, interpretare questo goffo e strambo personaggio che qui viene liquidato da Cooper in maniera abbastanza sbrigativa, colgo l’occasione per un paio di retroscena.

Dale e StanleyIl progetto iniziale di David Lynch prevedeva che fosse proprio Dale Cooper a investigare su Teresa Banks nella prima parte del film. Insomma, il lungo prologo di Fire Walk With Me, sebbene ambientato a Deer Meadow, avrebbe avuto fin da subito un appeal più familiare per i fan della serie. Kyle MacLachlan però non voleva rimanere “imprigionato” nel suo personaggio più iconico, e così chiese a Lynch di assegnargli una parte di minore importanza. Lynch lo accontentò e saltarono fuori Desmond e Stanley.
Sappiamo inoltre che, naufragata la speranza di girare una terza stagione, Lynch aveva pianificato ben tre film ambientati a Twin Peaks: Fuoco cammina con me doveva essere il primo e costituire l’antefatto. Considerato come sarebbe dovuto finire (cfr. l’ultima parte dei Missing Pieces), sarebbe stato molto prequel ma anche un po’ sequel, un ponte che avrebbe collegato il passato con il futuro (con il Dale buono intrappolato nella Loggia ecc.). Possiamo immaginare che nei due film successivi sarebbero confluite le idee che Lynch e Frost avevano avuto per la terza stagione di Twin Peaks, e forse – pura speculazione la mia -, con Dale Cooper parzialmente fuori gioco ci sarebbe stato altro spazio per Stanley/Sutherland. Insomma, se ci fosse stato bisogno di lui, probabilmente sarebbe tornato a indagare.

7. Buenos Aires /Above the convenience store

Ecco uno dei pezzi mancanti più attesi dai fan: l’edizione estesa delle scene con protagonista David Bowie e uno sguardo più approfondito sopra il “convenience store” (negozio conveniente, minimarket), nominato per la prima volta nella serie tv da Mike, l’uomo da un braccio solo.

Si tratta di una sequenza molto densa e criptica. Nel film era ancora più criptica (e fonte di delusione per l’apparente “spreco” di una guest star come Bowie, nonché per la confusione che generava) e durava in tutto meno di quattro minuti.
Nei Missing Pieces possiamo vederne un’intrigante versione che dura circa 12 minuti.
Sul copione occupa 8 pagine e presenta sostanziali differenze.

Ci sono quindi tre versioni di questa sequenza, e tutte e tre diverse.

Prepariamoci un  caffè dannatamente buono, i fortunati che possono si taglino una fetta di torta, e analizziamole una per una. Ci sono un bel po’ di cose da scoprire.

Cominciamo con la versione che abbiamo visto sul grande schermo.

Dale Cooper entra nell’ufficio di Gordon Cole e gli ricorda che sono le 10.10 del 16 febbraio. “Ero preoccupato per oggi a causa del sogno di cui ti ho parlato” gli dice. Poi va in corridoio a fissare una telecamera. Entra nella sala controllo e guarda il monitor che gli restituisce l’immagine del corridoio dove era stato fino a pochi istanti prima, vuoto. Si apre l’ascensore. Cooper torna a fissare la telecamera. Alle sue spalle, dall’ascensore, esce l’agente Philip Jeffries (David Bowie), scomparso da due anni. Cooper rientra nella sala controllo, guarda il monitor e assiste a qualcosa di inspiegabile (ma che evidentemente, forse per via del sogno, si aspettava): sullo schermo c’è lui che fissa la telecamera come se fosse ancora in corridoio, e Jeffries gli passa accanto e lo supera.

Dale Cooper nel monitorCooper che guarda se stesso: un fenomeno di bilocazione che può ricordare la celebre scena della telefonata del Mystery Man in Strade perdute.  A quanto pare, quando si ha a che fare con le entità metafisiche nel cinema di Lynch, spazio e tempo seguono una logica tutta loro, e l’effetto può precedere la causa, il futuro comunicare col passato, due corpi essere in due posti diversi nello stesso momento, possiamo osservare noi stessi dall’esterno, o ancora, una persona può avere l’aspetto di qualcuno che conosciamo pur essendo al contempo un’altra… se ci pensiamo bene sono tutte esperienze che ci suonano stranamente familiari, sono esperienze che proviamo spesso: le sperimentiamo nei sogni.

Dale e la mascheraAllarmato, Cooper corre nell’ufficio di Gordon. Jeffries per prima cosa dice, rivolto a lui, a Gordon e ad Albert, che non ha intenzione di parlare di Judy. Indicando Cooper aggiunge : “Chi diavolo credete che sia questo qui?”. In sovrimpressione vediamo per qualche istante la “nebbia” della tv dei titoli di testa, nella quale appare una figura con giacca e pantaloni rossi e una maschera bianca. Ride reggendo in mano una sorta di ramoscello a Y.

La frase di Jeffries rivolta a Cooper sembra derivare dalla consapevolezza della sua futura possessione da parte di Bob. Ancora una volta, quando si è vicini alla Loggia, il tempo non segue le leggi a cui siamo abituati. L’uomo in rosso che si sovrappone a Dale suggerisce inoltre un’equivalenza tra Dale e maschera: le maschere, per questi esseri metafisici, sono gli esseri umani, nei quali si nascondono.

La figura mascherata vestita in rosso è assente nello script.

Mentre Jeffries racconta di essere stato a uno dei “loro” incontri, vediamo cosa c’è sopra il “convenience store”. A differenza dell’eleganza che contraddistingue la Loggia Nera con le sue tende rosse e il pavimento a zig zag, ci troviamo in un posto molto squallido, con le finestre coperte da teli di plastica strappati. Al centro, seduti uno di fronte all’altro a un tavolo di formica, ci sono Bob e The Man From Another Place. Ci sono anche altre persone sedute nella stanza: la signora Tremond e suo nipote, due boscaioli barbuti (che siano boscaioli ce lo dice lo script), un uomo che si regge su un bastone. La figura vestita di rosso con la maschera bianca si agita per la stanza. Sul tavolo di formica ci sono delle scodelle. In una vediamo chiaramente del mais.

Above the convenience store
The Man From Another Place dice, con la classica parlata registrata al contrario e poi fatta girare nel verso giusto (tutti qui parlano così, come nella Loggia): “Garmonbozia [guardando il mais]. Questo è un tavolo di formica [toccando il tavolo]. Verde è il suo colore”. Il nipote della signora Tremond, indicando presumibilmente Bob, dice: “Abbatti una vittima”. Il nano aggiunge: “Con questo anello io ti sposo”. Una bocca, inquadrata da molto vicino, scandisce: “Elettricità”. Ora il nipote della signora Tremond indossa una maschera bianca senza occhi. Se la toglie e rivela sotto un volto di scimmia. Bob e  The Man From Another Place superano delle tende rosse ed entrano nella Red Room. Nel frattempo sentiamo la voce fuori campo di Jeffries raccontare, in maniera abbastanza sconnessa: “Sta’ tranquillo, ti racconto tutto. Ma non è che che ci sia molto da raccontare. Oh credimi, li ho seguiti. Era un sogno. Noi viviamo dentro a un sogno. Era sopra a un “convenience store”. Ascoltate, e ascoltate attentamente. Io sono stato a uno dei loro incontri. No… Non fatemi sparire adesso! So di avere scoperto qualcosa!”. Jeffries urla, in sovrimpressione c’è la nebbia del televisore, scosse di elettricità statica, fili elettrici che corrono da un palo all’altro, una sedia vuota. E Jeffries è scomparso. Non è chiaro nel film il modo in cui questo avvenga sotto gli occhi di Gordon, Albert e Cooper. Lo script e i Missing Pieces in questo saranno più chiari e meno irritanti, tra poco lo vedremo.

Albert informa Gordon che anche l’agente Desmond è scomparso. Cooper si domanda, giustamente, cosa stia succedendo. Gordon si domanda che fine abbia fatto Chester Desmond.

Stacco sul parcheggio delle roulotte a Deer Meadow. Cooper investiga sulla scomparsa di Desmond. Nota una piazzola vuota (proprio lì dove c’era il mucchio di terra con l’anello). Carl gli dice che lì c’era la roulotte dei Chalfont, una vecchia insieme a suo nipote. Sul parabrezza dell’auto di Desmond Cooper trova una strana scritta, “Let’s rock”, la stessa frase che gli dirà in sogno, nella serie tv, The Man From Another Place (“Forza, balliamo!”). Pare che il prossimo a ballare sarà proprio Dale Cooper.

Cooper registra le sue impressioni. Non solo Desmond è scomparso, ma si tratta anche di un caso “Rosa azzurra” di Cole. La lettera sotto l’unghia di Teresa Banks fa pensare che l’assassino colpirà ancora “ma, come dice la canzone, chi di noi sa dove o quando”.

La canzone in questione probabilmente è Where or When, dal musical del 1937 Babes in Arms,  reinterpretata poi da moltissimi artisti, da Julie Andrews a Duke Ellington, da Frank Sinatra a Barbra Streisand, e da una certa Judy…

La canzone dice pure, a un certo punto: “Some things that happened for the first time / Seem to be happening again“…

Stacco sul cartello “Welcome to Twin Peaks”. In sovrimpressione la scritta UN ANNO DOPO. Vediamo Laura Palmer camminare verso di noi.

Veniamo alla sceneggiatura originale. La scansione dei tempi sul copione è molto meno sensata, ma forse istituisce un originale parallelo tra la camminata di Laura Palmer e il fuoco del titolo. Inoltre ci sono un mucchio di particolari in più, la maggior parte dei quali ritroveremo nei Missing Pieces.

Subito dopo la visita di Dale Cooper nell’appartamento di Stanley, nello script troviamo nell’ordine:

1. Cooper al parcheggio delle roulotte a Deer Meadow, dove trova la scritta “Let’s Rock”.
2. Cooper in riva al fiume che parla nel registratore, intuendo un futuro omicidio dello stesso killer.
3. Il cartello “Welcome to Twin Peaks”, con una scritta leggermente diversa: UN ANNO DOPO – ESATTAMENTE SETTE GIORNI PRIMA DELL’OMICIDIO DI LAURA PALMER.
4. Laura Palmer che cammina verso di noi.

Laura_PalmerNel film questo punto costituisce una chiara cesura tra la prima e la seconda parte della storia, quella ambientata a Twin Peaks. Lo stacco è sottolineato dalla ripresa della sigla della serie tv (come se tutto quello che viene prima fosse stato un lungo prologo), sigla che, unita all’apparizione di Laura viva e vegeta, crea un notevole effetto di nostalgia struggente.

Nel copione, invece, queste quattro scene avvengono PRIMA dell’apparizione di David Bowie. Dopo la camminata di Laura Palmer, infatti, siamo bruscamente sballottati di nuovo a Philadelphia, negli uffici dell’FBI:

5. Cooper è preoccupato per il suo sogno, va in corridoio a fissare la telecamera, controlla l’immagine nel monitor.
6. Buenos Aires. All’albergo “Palm Deluxe” Jeffries riceve la chiave della stanza 612 e un biglietto lasciato per lui da una giovane donna.

arpaNei Missing Pieces c’è un particolare in più, e non mi riferisco all’anziana che suona l’arpa con un carciofo in testa e ai ballerini che fanno sembrare la hall dell’albergo il corrispettivo argentino del Great Northen Hotel. Mi riferisco al fatto che Jeffries chieda: “Avete per caso tra i vostri ospiti una certa signorina Judy?”. Al che gli viene consegnato il biglietto. Di questa Judy dovremo parlare prima o poi. Ma non ora. Per ora Judy ne rimarrà fuori.

Ascensore7. A Philadelphia Cooper ha la sua esperienza di ubiquità e appare Jeffries, uscendo dall’ascensore. Un 7 molto in evidenza spicca sulla parete – che sia collegato al palo della luce numero 6 che abbiamo visto al parcheggio delle roulotte? Jeffries racconta, in maniera sempre criptica ma più estesa rispetto al film, che cosa gli è successo. E nonostante abbia messo in chiaro che non vuole parlare di lei, dice che “Judy è certa di questa cosa” (quale?) e che “ha trovato qualcosa a Seattle, da Judy” (l’anello? per questo è scomparso per due anni, come è scomparso Desmond appena l’ha toccato?). “E poi erano lì, e se ne stavano seduti in silenzio per ore”.

8. Segue la scena del convenience store (vedremo poco più avanti le differenze).

9. Di nuovo negli uffici dell’FBI. Jeffries comincia a piangere con la faccia sulla scrivania ripetendo: “Anello… anello…”. Gordon chiede ad Albert di andargli a prendere dell’altra acqua (un’altra frase nel suo codice: significa chiamare un medico) e cerca di parlare nell’interfono. Ma non funziona: si sentono solo rumori di elettricità statica. Le luci vanno e vengono. Cooper esce dalla stanza per vedere se c’è qualcuno che possa aiutarli. Rimasto con Jeffries, Gordon rivolto all’interfono dice: “Sono da solo?”. Si volta, e Jeffries è scomparso, come se non fosse mai stato lì.

10. Jeffries urlando ricompare davanti alla stanza del suo hotel a Buenos Aires in uno sbuffo di fuoco,  lasciando il muro alle sue spalle annerito e fumante. Sconvolge una donna delle pulizie e il suo fattorino.

Solo alla fine di tutte queste scene (dopo il cerchio di fuoco che appare nel “convenience store”, come vedremo, e il muro annerito e fumante nel punto in cui Jeffries si è “teletrasportato”) ritroveremo Laura camminare verso di noi, incorniciando in un certo modo la sequenza… Fuoco cammina con me…

Una curiosità: nel Blu-ray i sottotitoli attribuiscono al fattorino che si fa la cacca addosso alla diabolica apparizione di Jeffries la frase “È lei l’uomo giusto?” (in inglese appare la scritta “Are you the man?”). Questa frase è assente nel copione, e credo che sia il frutto di un’incomprensione. In realtà il fattorino sembrerebbe dire, in spagnolo: “Ayùdeme!” e cioè “Aiutami!”. Quello che urleremmo tutti, se ci fossimo fatti la cacca addosso e indossassimo dei pantaloni bianchi.

Inoltre, il fattorino non vi sembra vestito esattamente uguale a Jeffries? A parte la giacca mancante e le scarpe, che Bowie, come una novella Dorothy Gale di ritorno da Oz, ha rosse.

Fattorino

 

Nei Missing Pieces troviamo nel punto 7 del menù tutte le scene a Buenos Aires nonché quelle ambientate sopra il “convenience store” e all’FBI, ma Lynch sceglie un terzo modo per presentarcele, con un montaggio molto più schematico: prima la scena nella hall dell’albergo a Buenos Aires, poi uno stacco sul famigerato palo dell’elettricità numero 6 ci introduce alla scena sopra il “convenience store”, a seguire l’apparizione di David Bowie all’FBI e il suo racconto, infine il suo brusco ritorno a Buenos Aires. Se comincia a girarvi la testa, non siete i soli.

A parte le differenze di montaggio, c’è una cosa molto importante che viene fuori nel confronto con i Missing Pieces: i dialoghi che avvengono nel “convenience store” sono stati modificati durante le riprese e assegnati a diversi personaggi: di fatto, i boscaioli e la Signora Tremond non dicono una parola nella scena girata, a differenza di quanto avviene nello script. Sembrerebbe questa dunque la scena a cui fa riferimento Michael J. Anderson nei contenuti speciali, quella con il generatore che faceva i capricci finché Lynch non decise di cambiare i dialoghi! L’idea di connetterla così fortemente al tema dell’elettricità (e di far pronunciare la parola “elettricità” stessa) con tutta probabilità risale a dopo il piccolo incidente.

Visto lo spazio che questa scena piena di misteri ha preso in questa guida, penso sia meglio rimandare alla prossima volta il confronto dettagliato con il dialogo originariamente concepito nel “convenience store”, in modo da confrontarlo con quello presente nei Missing Pieces e avere tutto lo spazio necessario per condividere qualche teoria al riguardo…

Vorrei salutarvi però con un’ultima curiosità. Dopo la sparizione di Jeffries all’FBI, sullo script c’è un ironico scambio di battute in più che fa da perfetta chiusa alla vicenda (purtroppo non inserito neanche nei Missing Pieces).

				   COLE
			VELOCI... ASSOCIAZIONE DI PAROLE,
			COOP.  COSA STAI PENSANDO PROPRIO
			IN QUESTO MOMENTO?

				  COOPER
			Teresa Banks.

				   COLE
			ALBERT?

				  ALBERT
			Tylenol.

[Un analgesico. NdM]
				   COLE
				(a Cooper)
			PER QUALE MOTIVO PROPRIO TERESA
			BANKS, COOP?

				  COOPER
			Oggi, precisamente un anno fa, Teresa Banks
			è stata uccisa. Chissà se l'assassino
			colpirà ancora.

				   COLE
			ALBERT, PERCHÈ TYLENOL?

				  ALBERT
			Senza offesa, signore, ma dopo una giornata
			con lei è obbligatorio.

Ho altre cose interessanti da dire sul tavolo di formica, sulla garmonbozia e sul “convenience store”, ma ora anch’io, come Albert, vado a prendermi un analgesico dopo tutto questo lavoro di confronto. Perciò troverete le mie riflessioni sul tavolo di formica, la garmonbozia e il “convenience store” nella terza parte della guida alla lettura. 

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (3 DI 6)

Intanto invito voi lynchiani e lynchiane a lasciare nei commenti tutte le vostre teorie e osservazioni su quella che è senza dubbio una delle scene più dense e criptiche dei Missing Pieces. Non vedo l’ora di leggervi.

Trovate la prima parte della guida qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (1 DI 6)

Trovate la quarta parte della guida qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (4 DI 6)

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10 comments

  1. Ciao Matteo, ho scoperto da poco il tuo sito e il lavoro davvero interessante che stai facendo. Complimenti!
    Ieri ho visto per la prima volta i Missing Pieces (considera che ho “dovuto” comprare appositamente un lettore blu-ray).
    Durante la notte (in sogno probabilmente) mi si è “manifestata” una domanda.
    Non so se tu o qualcuno che frequenta il tuo sito si è già posto questo quesito:
    “A chi si rivolgono le persone nella stanza sopra il convenience store? A chi sta “spiegando” tutte quelle cose il nano/uomo da un altro posto? BOB, il nipote della signora Tremond e gli altri che sono nella stanza, parlano con il nano, tra di loro o con qualcun altro?”

    1. Domanda interessante, caro Luciano. Devo ammettere che non avevo mai guardato la scena secondo questo punto di vista… Dici che è uno “spiegone”, anche se enigmatico, a beneficio di qualcuno? Forse di Jeffries, come il sogno della Red Room era a beneficio di Dale Cooper? Mumble mumble…

  2. bellissimo…non avevo notato la questione delle scarpette rosse di Bowie…e i numeri…cioè non riuscivo a collegare il 6 con il 7…CHE PROBLEMI CARO MATTEO, considerando quello che succede in questo mondo…grazie ancora G

  3. Stasera per la prima volta mi cimento nella visione dei Missing Pieces, con la tua guida preziosissima sotto mano. Stai facendo un lavoro straordinario, GRAZIE. Ho una domanda: l’uscita delle prossime parti è già programmata (se sì, quando esce la prossima?) o le pubblichi man mano che le scrivi?

    1. Grazie a te, Jacopo! Per le prossime puntate non c’è una data precisa, le pubblico man mano che le completo, ma cerco di farne una ogni settimana, dieci giorni, tempo permettendo :-)

  4. Ciao Matteo
    ammiro parecchio il tuo lavoro. Adoro “smontare” i film di Lynch, quindi la tua opera di (dis)assemblaggio mi incuriosisce non poco.
    Con FWWM Lynch si è indubbiamente riappropriato di Twin Peaks e probabilmente proprio il fatto di aver voluto riesumare i Missing Pieces con un loro montaggio ad hoc, ha fatto rinasce la voglia di avere una terza stagione, almeno per provare a chiudere beatamente il vuoto lasciato dalla brusca interruzione della serie originale. Proprio come fa questo film, che ci allieta sul fatto che comunque Laura, nonostante quello che ha passato, ha trovato il suo angelo.
    Di tutti i pezzi mancanti, penso che la scena più importante sia proprio quella con David Bowie che hai trattato in questa parte, perché è la chiave del lato oscuro di Twin Peaks e allo stesso tempo di tutto il cinema di Lynch. Gli altri Missing Pieces tutto sommato completano in eccesso il film o ci riportano dentro il clima della serie TV. Forse è anche per questo motivo che sono stati tagliati: un conto è la serie, un altro un prodotto che rimarrà nella storia etichettato come “film di Lynch”.
    Della scena con Bowie nel film ci viene mostrata una specifica ripresa, nei Missing Pieces (che ricordiamolo è pur sempre un altro prodotto a sé, che non per forza deve sostituire quanto visto nel film) abbiamo la stessa sequenza, ma da angolazioni differenti, probabilmente frutto di altri “ciak”. Lynch ci propone quindi due scene uguali, ma con lievi differenze che riguardano l’arrivo di Jeffries nell’ufficio di Cole. In quella dei Missing Pieces, ci viene mostrata dalla visuale della porta, quindi vediamo la faccia di Gordon nel momento in cui Jeffries e poi Cooper entrano nella stanza e si incontrano. Nel film invece Cooper e Jeffries sono visti dalla prospettiva di Cole. Preferisco quest’ultima, la sequenza del film, perché dalle espressioni dei protagonisti si legge tra le righe molto altro rispetto a quanto detto. E’ palese che Cooper ha visto Jeffries e tutto ciò che stava accadendo nel suo sogno (una sorta di déjà vu) ed oltre ad essere stupito straripa dalla voglia di dirlo a Gordon (tant’è che Gordon lo stoppa, facendogli capire di aver già compreso tutto) e, allo stesso tempo, si nota come Jeffries riconosca in negativo la figura di Cooper. Riavvolgendo il nastro: Jeffries “arriva” da Buenos Aires e dopo un attimo di sbandamento, dovuto forse al “viaggio” spaziale (e temporale?), accenna un sorriso nel sentire la voce inconfondibile di Gordon Cole, quasi come per dire “Forse sono finalmente tornato a casa”, però nel momento in cui Cooper gli si presenta di fronte, Jeffries diventa improvvisamente serio ed entra sulla difensiva. La scena montata come nel film mette perfettamente in evidenza il cambio di umore di Phil nel preciso momento in cui vede Cooper. Se Jeffries conoscesse già Cooper, nel sentirne il nome si sarebbe dovuto allarmare subito, invece si incupisce solo DOPO averlo visto negli occhi. Questo perché lui, essendo ormai ospite della Loggia Nera da tanto tempo, sa già che il Cooper del mondo reale è Bob travestito. Infatti poi, quando Cole gli dice “Lui è l’agente Cooper”, Phil avanza con un sorriso sornione come voler dire “Non hai capito niente”. Poi continua “Voglio raccontarti tutto – ovvero di Cooper, Annie, Bob, il nano, Laura, passato, presente e futuro, Loggi Nera ecc.-, ma non ho molto da dire”, classica situazione di quando vogliamo raccontare un sogno che per noi è lunghissimo e articolatissimo, ma poi quando ci si trova a doverlo narrare non si riesce mai a dire tutto il racconto colorito che abbiamo in testa. Phil è ormai un essere umano condannato ad andare e venire dalla Loggia Nera e non essendo quello il suo mondo, lo vive come un sogno, ma allo stesso momento, collegando cosa avviene tra il nostro mondo e la Loggia Nera, capisce che il vero sogno è la nostra realtà. Infatti in preda alla confusione dice “Era un sogno – e subito dopo, rivolgendosi ai colleghi – Noi viviamo dentro un sogno”.
    Jeffries è da oltre due anni che viaggia chissà dove e ormai è entrato a conoscenza del fatto che ciò che noi chiamiamo realtà è solo una proiezione (il sogno) dei patti che avvengono tra le entità della Loggia Nera.
    Nella Loggia Nera passato, presente e futuro non esistono e ciò viene fatto capire fin troppo esplicitamente. Ne troviamo un esempio anche nel pezzo in cui Annie insanguinata compare a Laura nel letto/sogno suggerendole di scrivere sul diario ciò che sarebbe poi successo a Cooper e a Laura (probabilmente le pagine che sono state strappate). Stessa frase che poi Annie in carne ed ossa, e ancora in stato di shock dopo essere stata salvata dalla Loggia Nera, avrebbe detto all’infermiera mesi dopo (nella fine dei Missing Pieces). L’essenza del tempo nella Loggia Nera, fa si che Phil già sappia che Cooper è Bob, ecco perché appena lo vede entra nella difensiva. Avendo viaggiato per oltre due anni senza tempo non può sapere che quella figura di Cooper non è ancora posseduta da Bob e la confusione temporale è esplicita quando capisce che si trova nel febbraio ’89 e non in chissà quale anno.
    Penso che proprio questo gioco spazio-temporale sarà un punto dominante della terza serie di Twin Peaks.

    Caro Matteo, complimenti per il lavoro che stai facendo, sono proprio curioso di conoscere gli altri tuoi pezzi mancanti e vedere se condividiamo la teoria su Judy, quando ne parlerai

  5. Anche stavolta le tue riflessioni sono interessanti. Mi sono spesso scervellato sui numeri e credo che certamente debbano avere un significato preciso. Non è da escludere che possa c’entrare la Cabala ma, non essendo un esperto sul tema, non faccio altre osservazioni. I due boscaioli mi hanno sempre fatto pensare. Ho la sensazione che almeno uno dei due potrebbe essere forse collegato alla Signora Ceppo. Margaret diceva che suo marito era un ‘woodman’ (taglialegna o boscaiolo, appunto), morto in un incendio. Magari la sua anima è finita nella Loggia Nera per qualche motivo. Uno dei due potrebbe quindi essere il marito di Margaret e l’altro un suo doppelganger o un’entità che lo controlla (e per questo sono simili nell’abbigliamento). Mi colpisce anche che l’entità che balla ha una maschera più o meno simile a quella del nipote della signora Tremont. Forse lo possiede? Me lo domando perché non ho mai compreso se nonna e nipote siano spettri o semplicemente posseduti come Leland. Il fatto che nella serie televisiva appaiano nella casa quando Donna va a consegnare i pasti a domicilio suggerisce che siano persone in carne e ossa. Ma scoprire in seguito che non sono mai stati là ci spingerebbe a pensare che siano spettri. Tuttavia, almeno nell’impostazione tradizionale, i fantasmi sono impalpabili. Perciò, come fa la signora Tremond a porgere il quadro a Laura in FWWM? Come può uno spettro toccare un oggetto? Insomma, sul ruolo e sulla natura di questi due personaggi ne sappiamo davvero poco. Io ho poi una teoria, credo piuttosto bislacca, sul ragazzino… secondo me, potrebbe avere molto a che fare con Leland… però non intendo dilungarmi oltre e magari ne parlo in un’altra occasione. Ciao!

    1. Riflessioni molto interessanti, Sergio, grazie!
      Per quanto riguarda il boscaiolo, sono arrivato più o meno alle stesse conclusioni, visto anche come gioca con il fuoco…

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