David Lynch in un'illustrazione di Stanley Chow

Non guardare la tv da troppo vicino. I miei primi ricordi di David Lynch

di Matteo Marino
18 luglio 2014

PoltergeistAlmeno a due metri di distanza, lo sanno tutti i genitori e i pediatri. Eppure i bambini hanno questa tendenza ad assumere la posizione della piccola Carol Anne di Poltergeist quando guardano i loro programmi preferiti, costringendo gli adulti a scollarli dallo schermo ripetendo fino alla noia di non guardare la tv da troppo vicino, che fa male agli occhi – con maggiore aderenza scientifica rispetto al famigerato anatema oculistico contro la masturbazione, poco ma sicuro.

Io invece no.

Mia mamma, raggiunta al telefono, conferma: io me ne stavo seduto comodamente a distanza di sicurezza a guardarmi Goldrake, Mazinga e compagnia bella.

Io da piccolo non guardavo la tv da troppo vicino. Perché ero un bravo bambino e perché i miei avevano un televisore bello grosso, bontà loro. Ma una volta, e sì che ero un po’ più grandicello, avevo 14 anni, praticamente ci finisco dentro, alla televisione. A causa di David Lynch.

twin-peaksEra il 3 aprile 1991 e stavo nella mia cameretta. A gennaio era cominciata in tv una piccola rivoluzione che avrebbe alimentato per molto tempo, anche se allora non potevo saperlo, il mio amore per il cinema e le serie tv. La piccola rivoluzione si chiamava I segreti di Twin Peaks e mi ricordo che il giorno dopo la messa in onda di ogni episodio a scuola non si parlava d’altro. La prima ora del giovedì era bruciata. La prima ora del giovedì era dedicata a commenti, ipotesi e speculazioni sugli eventi di una cittadina immaginaria del nord-ovest degli Stati Uniti.

Il 3 aprile 1991, il giorno in questione, venne trasmesso un episodio cruciale: prima ancora della polizia, prima ancora dell’agente speciale Dale Cooper, e per sua sfortuna insieme a una nuova vittima, noi spettatori avremmo finalmente saputo chi aveva ucciso Laura Palmer. Anche se oggi non è più considerato spoiler, preferisco descrivere la scena senza rivelare troppo ai potenziali nuovi spettatori. Ma molti ricorderanno con me l’attesa costruita ad arte, un disco che gira a vuoto sul giradischi, una donna che striscia sul pavimento e ha la visione di un cavallo bianco nel salotto di casa prima di svenire, un gigante sul palcoscenico che annuncia che sta per succedere di nuovo, e l’assassino che si guarda allo specchio prima di farlo di nuovo.

La madre di Laura PalmerSuccede qualcosa, in quello specchio, come in uno schermo dentro lo schermo, e quando succede io, al buio nella mia cameretta, faccio un comico salto all’indietro di due metri che me lo ricordo ancora adesso, perché nel frattempo, senza neanche accorgermene, minuto dopo minuto, qualcosa mi aveva attirato come una calamita, e nel momento del colpo di scena stavo guardando la tv da troppo, troppo vicino; ero scivolato dentro un altro mondo.

Non me ne rendevo conto, ma oggi mi sento di dire che in quel momento il tempo si era come sovrapposto, stratificato; Deleuze la chiamerebbe un’immagine cristallo: c’era il me adolescente del presente che stava avendo un’esperienza da spettatore indelebile, c’era il me bambino col naso attaccato allo schermo, più bambino di quanto ero mai stato, visto che col naso attaccato allo schermo non ci stavo mai, e infine c’era il me futuro, adulto, tuttora alla ricerca di quel “salto” emotivo, al cinema, in tv e nella vita.

Perciò eccomi qui, un po’ di anni, molte recensioni, due libri e qualche blog dopo, nonché una tesi di laurea proprio su Lynch, ad aprire finalmente un blog intitolato davidlynch.it.

Ho voluto inaugurare il blog in questo modo, con un post dedicato al ricordo più significativo tra i primi che ho del mio regista preferito (la regia di quell’episodio, scoprii più tardi, era proprio firmata da lui), e vi faccio la stessa domanda: qual è il vostro ricordo speciale legato alla scoperta di David Lynch? Raccontatecelo nei commenti. È anche per voi una scena di Twin Peaks? O si tratta della visione di uno dei suoi film – a notte fonda in tv o grazie a una videocassetta prestata da un amico – o un dipinto, una foto, una canzone?

Sì, perché Lynch ha spaziato e continua a spaziare in tutti questi e altri campi. Come recita il sottotitolo del blog: “Cinema, tv, arte, meditazione, musica e caffè”! Qui troverete sempre notizie aggiornatissime, le ultime novità che riguardano la produzione di Lynch, annunci di uscite, libri, rassegne, omaggi, stranezze, videogiochi, ma ci sarà spazio anche per approfondimenti, video musicali, pubblicità, corti, rarità (script inediti per la prima volta in italiano, scene tagliate), ed esploreremo insieme la produzione più recente di Lynch, quella musicale, con traduzioni dei testi e molto altro.

Davidlynch.it è un blog per veri appassionati che si saranno già iscritti alla NEWSLETTER o che approfitteranno di questo momento per farlo, ma anche per chi vuole cominciare a conoscere meglio il mondo di uno dei registi più importanti della storia del cinema. È un blog per chi accetta tutto di Lynch e lo considera intoccabile e per chi lo critica aspramente, per chi lo ama come regista ma lo odia come musicista e viceversa, per chi ha capito tutto di Strade Perdute ma si perde in INLAND EMPIRE, per chi considera Mulholland Drive un capolavoro assoluto e per chi ama solo Twin Peaks, per chi si commuove con The Elephant Man o Una storia vera, per chi ha un cuore selvaggio, per chi ha trovato il pesce nel caffè, per chi medita o medita di farlo, per chi guarda la tv o lo schermo del computer da troppo, troppo vicino, e per quanti sperano che la gomma che ci piaceva tanto torni di moda in questi giorni.

Quanto a voi, mi raccomando, aiutatemi a tenere queste colonne aggiornate segnalandomi a questo indirizzo (matteomarino [at] tiscali.it, sostituendo [at] con @ senza spazi) qualsiasi iniziativa o notizia che riguardi David Lynch.

Benvenuti oltre la tenda rossa. Io farò del mio meglio per tenerla scostata.

Quanto è magico – non so perché – andare a teatro e vedere le luci spegnersi. Un momento di assoluto silenzio, poi il sipario comincia ad aprirsi. Magari i tendaggi sono rossi. Ed entri dentro un altro mondo.

[David Lynch, Catching the Big Fish]

David Lynch in un'illustrazione di Stanley Chow

David Lynch in un’illustrazione di Stanley Chow

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13 comments

  1. Ero una bambina di soli tre anni ma non dimenticherò mai quella musica che veniva dal salotto dove i miei genitori guardavano Twin Peaks e quella strana familiarità con un ‘mondo strano’ che ho ritrovato l’estate scorsa quando ho guardato tutta la serie. Un meraviglioso mondo terribile di inspiegabile poesia. Ogni tanto riguardo qualche puntata e me ne innamoro di nuovo…la musica, il vento tra i Douglas Firs, il fragile incrollabile Cooper, la follia di Leland e gli occhi di Laura Palmer, perduta per sempre. E la cosa che mi colpisce più di tutte è il modo in cui chi è rimasto affascinato da Twin Peaks ne rievoca la magia con così grande trasporto, come se parlasse di qualcosa di vissuto, non solo guardato. Dopo tutto quello che può essere scritto su Twin Peaks c’è tutto quello che può essere scritto sui suoi spettatori.
    Michela

  2. Me lo ricordo come fosse ieri: la mia prima volta è stata nell’estate del 2002, avevo 16 anni, e in seconda o terza serata mi ritrovo a fare zapping. Casualmente capito sull’emittente Italia 7 Gold e stavano trasmettendo quello che sembrava essere un film poliziesco (c’era uno sceriffo). Decido di guardarne qualche minuto e a un certo punto viene nominata Laura Palmer, e lì mi torna in mente che quando ero bambino c’era questo telefilm dal titolo “Twin Peaks”, e che quando c’era la pubblicità mi andavo a nascondere perché mi spaventava vedere l’immagine di Laura avvolta nella plastica. Consapevole di avere più maturità resto a guardare la puntata, poi guardo la puntata della sera successiva e quella dopo ancora. Una sera, mentre leggo sullo schermo “directed by David Lynch” mi viene da pensare “però, questo Lynch ha creato qualcosa di strano ma molto interessante”. La serie finisce ma, dalla sera successiva, ricomincia dalla prima puntata, così ho potuto guardarmi le puntate che non avevo visto (questo non me lo spiegherò mai, sembrava che fossi destinato a guardarlo per intero). Poi, come tutti i venerdì pomeriggio, vado in videoteca e mi trovo davanti un film dal titolo “Mulholland Drive” e leggo che la regia è di David Lynch. L’ho noleggiato subito pensando “se ha creato una storia come Twin Peaks, chissà come sarà questo”. E’ stato un colpo di fulmine: anche se non mi era tutto chiaro, sono stato così travolto da quelle immagini che dopo poche altre visioni future è diventato il mio film preferito in assoluto. Da lì è cominciata la mia passione per David Lynch: in videoteca mi sono procurato tutti i suoi film e nel 2007 sono andato fino a Bologna (sono di Ferrara) per vedere al cinema INLAND EMPIRE, prendendo pure due multe per essere passato in ZTL.
    P.S.: mi è venuto in mente che la mia primissima volta, a dire la verità, è stata la visione di “Una storia vera”, ma l’avevo guardato senza pensare a chi fosse il regista o gli attori.

  3. Io ho iniziato relativamente di recente, qualche anno fa. Ho sempre sentito nominare Eraserhead e The Elephant Man come “film strani” , non semplici commedie o drammi, e la curiosità ha preso il sopravvento ancora prima di vedere “Twin Peaks” (anche perchè negli anni ’90 avevo nemmeno dieci anni e non avrei potuto seguirlo in diretta). Fulminata dalla visione prima dello stralunato Henry Spencer e poi dalla drammaticità del deforme John Merrick, ho visto in successione tutti gli altri. Fino all’amore a prima vista di Twin Peaks ed il suo mondo che non è quello che sembra. Lynch sa portare sullo schermo i nostri sogni ed incubi, in tutti i sensi, dato che sia entrambi come ben sappiamo sanno essere illogici ed irrazionali di primo impatto.

  4. Avevo 13 anni e anche io ricordo il dibattito a scuola del giovedì mattina con i professori che ci chiedevano se gentilmente potevamo ritornare nel mondo reale per qualche ora.
    Credo fosse la prima volta in assoluto che un telefilm, perché allora li chiamavamo telefilm e non serie TV, diventava così tridimensionale da assorbirti ed era come se avessi due vite: una era la tua e l’altra era la tua dentro Twin Peaks.
    Io l’ho visto tutto dalla prima puntata all’ultima, ho avuto probabilmente due fortune: una era che ai miei non interessava vederlo e l’altra era che allora i genitori non pensavano che qualcosa che veniva proposto in TV potesse essere non adatto a dei ragazzini, di fatto poi non era così inadatto anche se per l’inizio degli anni 90 era in una certo senso ”scandaloso”, oggi questa definizione fa sorridere alla luce di tutto quello che poi è venuto dopo .
    Secondo me innescava tutto un processo mentale che ti portava a pensare e a costruire castelli di congetture nella tua testa e ricordo che lo guardavo con una concentrazione assoluta per ogni dettaglio e del resto ogni opera di Lynch va guardata in quel modo.
    Ricordo di aver pensato che era geniale, ricordo lo stupore verso un qualcosa che era diverso da ogni altro visto fino a quel momento. C’era qualcosa di magico in Twin Peaks, quella bellezza decadente che pervade un po’ tutte le opere di Lynch ammantandole di un alone strano, una sfumatura, un tocco particolare di assoluta genialità che non ho mai ritrovato in nessun altro regista.
    Una volta che vedevi la tenda rossa volevi sollevarla ed entrare solo che poi ti perdevi e perdersi nell’immaginario di Lynch è davvero meraviglioso e a tratti spaventoso ma era uno ”spaventoso” che ti dava una scossa di pura adrenalina.
    Ricordo che aspettavo con una grande apprensione il momento in cui ci avrebbero rivelato l’assassino di Laura Palmer perchè secondo me avrebbe segnato la fine di tutto e desideravo fosse più in là possibile, alla gente credo piacesse volerlo sapere più che il saperlo con certezza e infatti la seconda serie ebbe un calo di ascolti incredibile pur conservando a mio parere intatto il suo fascino. Purtroppo quello era il mistero che non andava rivelato e le pressioni su Lynch per avere il volto dell’assassino hanno spezzato qualcosa che era assolutamente perfetto così.
    Questo è stato il primo incontro con la mente geniale di David Lynch. Adoro tutte le opere di Lynch come regista fatta eccezione per Dune ma Twin Peaks conserva intatto qualcosa di speciale. Ogni tanto nel corso degli anni lo riguardo da capo cogliendo ogni volta una sfumatura differente, mai più riuscirò a rivederlo con gli occhi della tredicenne che ero ma tutte le volte ho la piacevole sensazione di ”tornare a casa”.

  5. I miei ricordi cominciano da twinpeaks ero poco piu che e una bambina ma quella serie televisa cosi spaventosa cosi poco convenzionale mi tenne incollata sera dopo sera davanti alla tv….certo gli incubi che ne seguivano dopo la visione erano spaventosi!!! (Sono un tipo piuttosto impresionabile)! Ora ne 32 di anni e la passione per the man e cresciuta attraverso tutti i suoi assurdi film nei quali incubi e lati oscuri ne fanno da padrone!!!!ma nonostante i suoi film farciscono i miei incubi notturni di personaggi spaventosi lo stimo e lo adoro….per me e il maestro assoluto del cinema….niente regge il confronto!!!! Ho trovato questo blog per caso e sono felice almeno qlc con cui parlare di David perche vi confesso tristemente che tanta gente nn sa nemmeno chi e!!!!

  6. Il mio “primo incontro” con David Lynch non puo’ che essere stato con I segreti di Twin Peaks.
    Non avevo neanche 10 anni ma ebbi la fortuna di poterlo già allora; la cosa che subito mi colpì fu ovviamente la colonna sonora di Angelo Badalamenti, troppo particolare e bella per non farci caso; e poi insomma mi ricordo che vidi tutta la prima stagione e la seconda fino al momento in cui è stato svelato l’assassino, dopodichè credo di non averlo seguito più. Successivamente vidi anche Fuoco cammina con me.
    Ma la serie mi piacque molto, i personaggi, la musica, le scene, insomma tutto mi colpì…ed ero ancora un bambino di 8-9 anni, non potevo assolutamente anni dopo non rituffarmi nel mondo “Twin Peaks”. Mitico Lynch.

  7. Ero piccolissimo, quindi non me lo facevano vedere. Ma le musiche e le atmosfere le avevo comunque percepite in qualche modo, c’era poi il disco in vinile della colonna sonora di Badalamenti. Una sera, mentre vado in salotto mezzo addormentato o forse addirittura nottambulo, vedo la fatidica scena di Bob nel salotto di Donna o comunque una delle scene con Bob e la cosa mi segna tremendamente. Non ritorno su Twin peaks per un bel po’, ma nel periodo delle medie arriva il film Fuoco cammina con me in casa, registrato alla televisione, e mio padre lo nasconde perché ci sono temi un po’ troppo forti secondo lui. Ma io avevo già visto film tipo “Il silenzio degli innocenti” e volevo vedere Fuoco cammina con me, allora lo vedevo di nascosto e santo cielo che incubi. Però è stata lì la mia iniziazione non solo alla serie, ma a Lynch e il suo cinema, infatti da lì in poi ho visto tutti i suoi film ed il primo che ho potuto vedere al cinema da maggiorenne è stato “Mulholland drive”; che è diventato il mio preferito.

  8. Ricordo perfettamente la prima volta che vidi “I segreti di Twin Peaks”, una sensazione indescrivibile e me la sono gustata tutta in meno di 2 mesi. L’inquietudine che dava certe scene, il colpo di scena sull’assassino di Laura Palmer, l’assassino, la puntata inquietante e onrintica finale è qualcosa di indescrivibile. Mi ricordo gli incubi la notte dopo aver visto tutto “Rabbit” ahaha oppure la mia faccia sconvolta per praticamente ogni suo film “Mulholland Drive” in primis. David Lynch è un uomo assolutamente geniale e tutto da comprendere

  9. Ciao! Nella tua descrizione del ” giorno dopo a scuola” mi ci sono totalmente rivisto; identica cosa per me, ero in terza media ai tempi e, il diario di Laura Palmer, in classe mia, veniva letto sotto banco durante le lezioni ( a una mia compagna di classe fu anche sequestrato a causa di questo).
    Anche io, in pratica, ho scoperto Lynch con Twin Peaks, anche se a dire il vero, ricordo che qualche anno prima, non so bene dove, se in TV o su qualche rivista, sentì parlare di Velluto Blu e del grande “scandalo” che fece…quindi, nonostante fossi piccolo, forse ero già un po’ “pruriginoso” e, quanto meno la curiosità nei confronti di questo regista si accese da lì.
    Poi ricordo che poco prima che TP fosse trasmesso in TV, Canale 5 fece una grossa campagna pubblicitaria, specificando come questo autore, già regista di “Elephant man” e “Velluto Blu” fosse passato alla tv con TP, quindi ricordo che pensai: ” No, questo lo devo vedere…”.
    Ciò che mi SCONVOLSE di TP e che ricordo come se fosse ieri, è la sensazione di angoscia e smarrimento totale che ebbi dopo la visione del terzo episodio, quello col sogno di Cooper, quello con il nano per intenderci. Ricordo che ne fui shoccato per via del totale senso di stranezza dato da quella sequenza paragonabile solo all’assurdità di un sogno ( infatti era un sogno..).Andai a dormire pietrificato perché nonostante il senso di mistero che c’era fino a quel punto, mi chiedevo che cosa cavolo c’entrasse una stanza con quell’aspetto, quel modo di parlare e tutto quell’insieme di simboli in una storia che apparentemente era di base un giallo; insomma, non avevo mai visto una scena del genere ( comunque, ricordo che avevo 13 anni), e in un certo senso mi aprì nel modo di pensare e interpretare le immagini ( negli anni a seguire, studiano alle superiori storia dell’arte, in un certo senso, quel modo di vedere le cose per simboli tornò anche utile..).
    Iniziai a registrarlo per poi rivederlo di continuo nel corso degli anni, mescolando la “malattia” a mia sorella. Col tempo sono diventato un grande ammiratore di Lynch, scoprendo oltre gli altri suoi film, ulteriori lati della sua produzione artistica. A tutt’oggi il suo film che preferisco è Mulholland Drive.
    Massimiliano

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