Twin Peaks 3×02 “The stars turn and a time presents itself”: la recensione

di Matteo Marino
1 giugno 2017

Questa recensione contiene testo e immagini spoiler per chi non ha visto la seconda parte del nuovo Twin Peaks. Per visualizzarla occorre cliccare sul pulsante SPOILER in basso.

Come premesso nella mia recensione alla 3X01, Lynch ha dichiarato più volte che la nuova stagione di Twin Peaks è un film lungo 18 ore, tante quanti sono gli episodi. Anzi ha chiesto di non chiamarli episodi, ma Parti. Recensire Twin Peaks 3 ritengo sia dunque un’operazione delicata, un po’ come scrivere di un film durante il suo svolgimento o fare l’analisi critica di un dipinto in corso d’opera. Per questo, con l’ausilio di molte immagini, cercherò ancora una volta di affidarmi per il momento alle sensazioni, alle associazioni di idee e all’istinto piuttosto che essere analitico; cercherò di condividere con voi i miei appunti ancora grezzi e porre qualche domanda anziché dare risposte, sperando che si rivelino poi le domande giuste. Ci sarà spazio per articoli di approfondimento più avanti, tenendo comunque ben presente che non tutti gli elementi alla fine potrebbero avere una spiegazione univoca o narrativa: con Lynch c’è sempre spazio per i misteri e le astrazioni.

Bentornati a Twin Peaks.

“Is it future or is it past?”

Riassunto della puntata precedente:
25 anni dopo gli eventi delle prime due stagioni, Dale Cooper è ancora intrappolato nella Loggia Nera.
Il dottor Jacoby, che ora vive in una roulotte in mezzo ai boschi, ha acquistato della vanghe, che gli vengono recapitate. Benjamin Horne è ancora il proprietario del Great Northern Hotel. Lucy è sempre alla reception della stazione di polizia di Twin Peaks e dice a un assicuratore che ci sono due sceriffi Truman: uno è a pesca, uno è malato. Margaret Lanterman telefona al vice-sceriffo Hawk per comunicargli un messaggio da parte del suo ceppo: qualcosa è scomparso (missing) e sta a lui trovarlo; è qualcosa che riguarda l’agente speciale Dale Cooper e il modo per riuscire in questa ricerca ha a che fare con il retaggio di Hawk (heritage).
A New York, un misterioso miliardario ha assunto un ragazzo, Sam Shelby, per fissare e riprendere una scatola di vetro e vedere se dentro vi appare qualcosa. Non è il primo osservatore, a quanto pare, ma non si sa che fine abbia fatto il predecessore. Nessuno a parte Sam può accedere alla stanza che contiene la teca, ma approfittando dell’assenza di una guardia, Sam lascia entrare la curiosa Tracey. Mentre i due ragazzi fanno l’amore sul divano davanti alla teca vuota, qualcosa di mostruoso vi compare dentro. Ma non resta dentro, e uccide i due giovani.
Intanto quello che sembra il doppelgänger di Dale Cooper recluta un uomo e una donna, Ray e Darya, perché lo aiutino in una non specificata e apparentemente losca faccenda.
Nella cittadina di Buckhorn, nel South Dakota, viene rinvenuta la testa della bibliotecaria Ruth Davenport adagiata sul suo letto, con sotto il cadavere decapitato di un uomo non identificato. Le impronte digitali sul luogo del delitto fanno di William Hastings, preside del liceo, il principale sospettato. Portato alla stazione di polizia per un interrogatorio, Hastings mente dicendo di non conoscere Ruth, mentre è chiaro che aveva una relazione clandestina con lei. Nel bagagliaio dell’auto di Hastings viene trovato un lembo di pelle umana.

Spoiler

3×02
Double body
Prima che il lembo di pelle ci facesse tornare in mente Velluto blu, e dopo lo shock del ritrovamento del doppio cadavere, per qualche minuto nel finale del primo episodio siamo stati all’interno di una serie tv poliziesca tutto sommato abbastanza classica, anche se minata dallo spaesamento dei tempi dilatati e dalla storyline all’apparenza slegata (anche geograficamente) da tutto il resto della trama. Classico schema, quindi: ritrovamento del cadavere, raccolta di prove, sospettato, interrogatorio… L’inizio della seconda Parte di Twin Peaks riprende proprio da quel punto, ma assestando subito due colpetti alle aspettative dello spettatore. La prima variazione non suona del tutto inaspettata: i sogni hanno molta importanza nell’universo lynchiano, spesso fanno parte della trama, vengono filmati o raccontati (i sogni-visioni di Paul Atreides in Dune, l’incubo dell’uomo al Winkie’s in Mulholland Drive, il sogno di Dale in Twin Peaks), quindi quando Hastings dice “Non ero là, ma ho fatto un sogno quella notte… e nel sogno ero nel suo appartamento! Ma non ero là, lo giuro… era soltanto un sogno!” è perfettamente sensato per noi, anche se ci fa capire che no, questa non è la storyline  di un poliziesco classico. Tuttavia è la scena successiva che procura lo scossone più grande, anzi è un enorme WTF (What the fuck!).

Twin Peaks Season 3 Episode 2 Dark Figure

Mentre Hastings si tiene la testa tra le mani come se potesse volargli via da un momento all’altro ripetendo in continuazione “Oh mio Dio”, un carrello laterale ci mostra un uomo barbuto completamente nero, con gli occhi spalancati, seduto su una brandina due celle accanto, immobile come un fermoimmagine. La figura scompare in dissolvenza, rimane solo la testa che si stacca dal corpo come un palloncino. Se l’apparizione (e il colpo che fa prendere) a qualcuno ha ricordato quella del barbone di Mulholland Drive (guarda caso si tratta proprio della scena del Winkie’s appena citata), ci sono due elementi che se ne discostano fortemente. Il primo è l’audio: l’apparizione del barbone in Mulholland Drive era accompagnata da un’esplosione sonora che ci faceva sobbalzare doppiamente dalla sedia, qui invece il suono non subisce significative variazioni. Il secondo elemento è di regime narrativo: mentre il barbone in Mulholland Drive poteva essere letto, in quel punto del film, come un semplice barbone, la cui presenza nel retro di una tavola calda era perfettamente plausibile e per niente paranormale, l’apparizione fantasmatica e fugace di quest’uomo nero in prigione è palesemente non realistica.
Potrebbe avere una funzione semplicemente metaforica e astratta (è la visualizzazione del senso di colpa di Hastings, o del suo terrore all’idea di passare il resto della vita in prigione), o ancora rappresentare il “fantasma” di un detenuto che ha perso la testa in cella, perché impazzito o perché condannato a morte (e quindi rappresentare in un certo senso l’eterno ritorno del male), oppure possiamo vederci, come ha fatto Stefano Ventura, il mio mitologo personale, il riferimento a una figura mitica, quella dell’Uomo Nero, o Boogeyman, un essere immaginario che i genitori usavano per spaventare i bambini e farli rigare dritto (se Babbo Natale era la carota, l’Uomo Nero era il bastone), ma anche per tenerli a letto e non farli girovagare di notte (come pare abbia fatto Hastings, che non rigava dritto da un bel po’). Una delle possibili etimologie di boogeyman è rintracciabile nella parola inglese Bogman, usata per indicare dei reietti, uomini che, banditi dalle loro comunità, erano costretti a rifugiarsi nelle torbiere. Il che ci ricollega alla figura del barbone: escluso dall’ordine sociale, e solo per questo considerato cattivo, il barbone o il bogman si ritrova condannato senza aver fatto nulla proprio come Hastings (se effettivamente Hastings è innocente). Se Hastings fosse colpevole, invece, potrebbe rappresentare l’esclusione nel senso di rimozione: il delitto terribile da lui commesso viene cancellato dalla sua mente (la testa che si stacca dal corpo), anzi mascherato da sogno, un po’ come accadeva all’uxoricida smemorato di Strade Perdute che arrivava a costruire in cella una vera e propria fuga psicogena per dimenticarsi della sua colpa.
Altri spettatori ancora sono fautori di un’affascinante teoria, che però non saprei come collegare a questa scena: sappiamo che il marito di Margaret Lanterman è morto in un incendio; potrebbe trattarsi quindi del marito carbonizzato della Signora Ceppo? Alcuni hanno sottolineato la somiglianza di questa figura con quella di un boscaiolo apparso “sopra il convenience store” nel film Fuoco cammina con me, che le teorie del fandom identificano proprio con il marito di Margaret (ne parlavo qui). L’attore non è lo stesso, questo è evidente (ma non ci è dato sapere, al momento in cui scrivo, quale attore abbia interpretato questa figura nera, se sia uno dei 217 nomi del cast o se sia un attore non accreditato) e, sia detto per inciso, la descrizione che fa Mark Frost del marito di Margaret nel suo libro “Le vite segrete di Twin Peaks” (“Era enorme: un metro e novantacinque per centotrenta chili”) non gli somiglia per niente.
Okay, la seconda parte è iniziata da appena  sei minuti e siamo già nel delirio. Bentornati a Twin Peaks.

You follow human nature perfectly
Neanche la moglie di Hastings era una santa:  se la faceva con George, l’avvocato del marito. E forse non solo: tornata a casa ci trova Bad Coop, ma anche se è sorpresa di vederlo lo accoglie con un mezzo sorriso domandandogli in modo un po’ civettuolo che cosa ci faccia lì. E niente, è venuto ad ammazzarla con la pistola di George. Non prima di averle detto “Segui perfettamente la natura umana”, agghiacciandoci (perché può significare che Bad Coop, che non è umano, la ritiene un esemplare perfetto di essere umano, avendone poca considerazione, o al contrario che anche lei, come lui, non è umana). La scena del colpo di pistola è stranissima, forse non ci avete fatto caso. L’immagine vibra e si deforma in maniera irrealistica, quasi che il proiettile… attraversasse uno specchio. Pura scelta estetica o indizio?

George's gun
Mr Todd 
Las Vegas, Nevada. Questo Twin Peaks, come annunciato, viaggia parecchio. Due nuovi personaggi vengono introdotti molto velocemente: Mr Todd e il suo assistente Roger. Mr Todd è interpretato da Patrick Fischler, l’uomo che racconta il sogno nel Winkie’s in Mulholland Drive. C’è un passaggio di soldi. “Dille che è assunta”. Che sia lui il miliardario che finanzia l’operazione Glass Box? O è solo un tramite? O quei soldi servono a tutt’altro? Chi sta assumendo e perché? Roger comunque allude a un personaggio terribile dietro le quinte a cui Mr Todd non può dire di no. Una micro-scena che ricorda molto alcune scene iniziali di Mulholland Drive.

Part 2

I don’t need anything, I want
Bad Coop (o Mr C., come lo abbiamo sentito chiamare nella prima Parte: Mr. Cooper? Come Dottor Jekyll e Mr Hyde?) è particolarmente badass in questa scena e mi piace sempre di più. Lui non ha bisogno di niente, lui vuole. Fatto sta che pare un po’ sulle spine, e ha bisogno vuole alcune informazioni che può fornirgli solo la segretaria di un certo preside… Hastings. “Lei sa tutto quello che sa lui”. I puntini cominciano a unirsi, ma è decisamente troppo presto per scorgere il disegno. Intanto, se avete seguito lo sguardo di Darya, avrete notato cosa sta mangiando Mr C: un bel piatto di mais. Dategli tutta la sua garmonbozia.

Mr C e il mais

Where are you walking tonight?
Rami nel bosco illuminati dalla torcia ed è subito Twin Peaks (musica compresa, stavolta c’è) o Fuoco Cammina con me. Bellissimo il montaggio che non ci fa scoprire subito di chi è la soggettiva. Margaret e Hawk ci stanno regalando dei momenti fantastici. Spero con tutto il cuore che ce ne siano altri. L’idea di associare questi due personaggi nel nuovo Twin Peaks è semplicemente perfetta. Nelle numerose chat che sto avendo con i miei amici in questi giorni, mi ha colpito a questo proposito il commento dell’autore del corto Poems Between Two Worlds Andrea Abbatista (che riporto col suo permesso): “Catherine E. Coulson è incredibile, con la voce sofferente ma dolcissima. Lynch le ha dato l’importanza che merita con uno snodo narrativo fondamentale… E lo scambio tra lei, il ceppo che simboleggia la natura sofferente e Hawk, un indiano con la sua eredità… Diviene un dialogo fra natura e nativi americani, due elementi progenitori che soffrono ma potrebbero essere fondamentali per l’Odissea moderna di Dale Cooper… Due elementi ancestrali che potrebbero rivelarsi importanti per risolvere la modernità… Commovente sia Margaret sia la gentilezza e delicatezza di Hawk nei suoi confronti, sia il simbolismo che ci sento”.

Qualcosa è scomparso e Hawk deve trovarlo. È una cosa che riguarda Cooper e ha a che fare con il retaggio di Hawk stesso. Il fandom si è attivato subito e ha trovato prima questa battuta premonitrice:

Hawk e Coop

E poi questo. Non so se è un indizio o un in-joke. Però avrete notato anche voi che quando gli agenti entrano nell’appartamento di Ruth verso la fine della Prima parte il loro comportamento (insieme a quello della macchina da presa) è inusuale. I due agenti se ne stanno fermi a guardarsi intorno (mentre dovrebbe essere evidente che l’odore cattivo che sentiva la vicina proviene dalla camera da letto) e Lynch ci mostra molto lentamente il salottino. Qualcuno ha pensato bene che fosse un indugiare voluto, come a dire: guardate con attenzione. Le stesse parole che dice Margaret a Hawk, del resto. Beh, guardate attentamente i titoli dei libri sugli scaffali. Grazie a Micael Pivazov e a Erika Poleggi per queste segnalazioni.

INDIAN HERITAGE

La Loggia Nera: è il futuro o è il passato?
Innanzitutto, complice l’HD  e l’assenza (voluta – c’è bisogno di specificarlo?) dei filtri con cui solitamente veniva filmato, ora è evidente (lo era già nel cofanetto Blu-ray) che l’iconico pavimento a zigzag della Loggia Nera non è mai stato bianco e nero, come molti ricordano e come si vede in parecchie fan art e oggettistica legata alla serie, ma beige e marrone. È un duro colpo per molti, ma questa nuova chiarezza ci dice due cose: 1) che come Fred Madison, preferiamo ricordare le cose a modo nostro; 2) che ora la Loggia Nera non è più un luogo di assoluto mistero. La fotografia è cambiata. Il tempo è passato. Le ombre sono nel mondo, e qui anzi proviamo quasi fastidio nel vedere troppo nettamente.

Ritrovare Laura Palmer è stato bellissimo e inquietante come doveva essere. “Sono morta, tuttavia vivo”. Molto metatestuale. Al pari di “È il futuro o è il passato?”. Siamo nel Twin Peaks del 2017 che rifà il Twin Peaks del 1990, o siamo oltre? Sicuramente, come molti sapranno, la Loggia è stata sempre un futuro passato…

a) Il pavimento c’era già in Eraserhead:

Eraserhead, pavimento a zigzag

b) E molto probabilmente deriva da Orfeo (Orphée), un film del 1950 diretto da Jean Cocteau (cliccando qui potete vedere la scena completa, che è l’attraversamento di uno… specchio), come mi segnalò Gabriele Tiveron:

Orfeo
c) A proposito di Cocteau , che ne pensate di questo (tratto dal suo film Le sang d’un poète)?

d) Già che ci siamo, e visto che viene mostrata in flashback la scena in questione proprio nella Parte 2, ricordo che l’inseguimento dei doppelgänger ha invece un’ispirazione di matrice italiana:

Visto che mi sono ritrovato a inseguire riferimenti, uno dietro l’altro, come doppi che si rincorrono, sono infine grato a Mario Mastroianni per avermi fatto scoprire, tramite il mio gruppo Twin Peaks 2017 – Italia che è sempre un pozzo di ispirazione (grazie, fantastici membri), Meshes Of The Afternoon, un cortometraggio muto del ’43 di Maya Deren & Alexander Hamid che, ho capito guardandolo, deve essere stato per Lynch una vera e propria miniera di suggestioni e stilemi: ci ritrovo alcuni elementi diegetici (la borsetta con la chiave che fa tantissimo Mulholland Drive, quel tipo di giradischi), soluzioni registiche (le riprese della casa, alcune inquadrature degli oggetti), idee visive (l’immagine che si vela chiudendo gli occhi) e narrative (il sogno, il loop di Strade Perdute, il doppio). Mario lo cita perché vede nella scena di Laura Palmer che rivela una luce bianca accecante sotto la sua faccia un richiamo alla donna dalla faccia-specchio di questo corto. Guardatelo appena potete perché è un gioiellino pre-lynchiano.

Laura Palmer nella Loggia - Twin Peaks 2017


Laura dice a Cooper che può uscire, ora. E poi gli sussurra qualcosa in un orecchio, di nuovo. Coop ne sembra molto turbato. Dopodiché i due guardano in alto. Laura si mette a urlare e viene… risucchiata via. Se nel 1990 la domanda era “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, ora tutti ci stiamo domandando: “Che fine ha fatto Laura Palmer?”. Ah, da notare che il rumore dei passi di Laura (UPDATE: e di Mike, mi dicono, non ci avevo fatto caso) è lo stesso rumore che usciva dal grammofono all’inizio della Prima Parte. Listen to the sounds.

L’evoluzione del braccio
Michael J. Anderson, l’interprete di The Man From Another Place altrimenti conosciuto come il Nano o Il Braccio (di Mike), non ha accettato di fare parte del cast della terza stagione. Il motivo sembrerebbe legato al cachet: gli sarebbe stato offerto a detta sua troppo poco. Questo ha provocato una fuoriuscita di fango da parte di Anderson che si è riversata dal suo profilo facebook direttamente su Lynch e il vecchio Twin Peaks, con post astiosi che hanno toccato il delirante e sono andati oltre la calunnia. Già il profilo fb dell’attore non brillava per contenuti progressisti e amabili prima (ricordo un post omofobo e, anche quello, delirante di un due-tre anni fa), ma senza più il puntello del suo ruolo iconico Anderson sembra aver perso del tutto la cognizione di ciò che è sensato e cosa no. Mi duole dirlo, e provo anche compassione, dopotutto. Lynch pure, penso, ma anche con tutta la meditazione che fa un po’ di disagio per tutta questa situazione deve averlo provato.
La reazione a tutta questa situazione non poteva essere più lynchiana.
Innanzitutto per un’incredibile coincidenza, che fa il paio con il “Ci rivedremo tra 25 anni” di Laura Palmer. Il Braccio infatti ci aveva avvertito, in tempi non sospetti: “La prossima volta che mi vedrai, non sarò più io”. Già. Tirate su la mascella. Sì lo so che, al contrario della frase di Laura, quella del Braccio aveva subito una giustificazione (un doppelgänger, ovviamente), ma che rima a distanza di 27 anni. In secondo luogo, tutti ci aspettavamo un recast. Che in effetti c’è stato. Ma alzi il braccio chi aveva anche solo minimamente pensato a una cosa così.

The evolution of the arm - Twin Peaks 2017
L’evoluzione del Braccio è un inimmaginabile sicomoro elettrificato con una testa che è un incrocio tra una gomma da masticare e Baby Eraserhead. Un neurone parlante. Mai avrei pensato di dover scrivere una frase simile. Un ennesimo WTF che mi ha fatto morire dal ridere. Che trollata, Mr Lynch.
E comunque un alberello piantato dentro una scenografia teatrale chiusa da tende Lynch se lo portava dentro dal suo primo lungometraggio:

Eraserhed, albero su palcoscenico
Darya

Part 2
Una scena violenta e disturbante, intensa, che lancia un ennesimo mistero. Avete mai visto questa prima?

Carta Mistero
Assistere all’uccisione di un altro personaggio del trailer (Madeline Zima e Ben Rosenfield prima, Nicole LaLiberte adesso) è stato un colpo basso. Vederlo ammazzato in maniera così fredda e cruenta da Dale Cooper colpisce proprio alla bocca dello stomaco. Un altro punto per Lynch. Possibile  in-joke (o mi si è solo fritto il cervello a furia di analizzare scene): nella mia guida fotografica ragionata al cast del nuovo Twin Peaks, alla voce LaLiberte scrivevo “Nel film Fractured del 2013, da lei interpretato, c’è una sua lunga scena mentre fuma che su youtube si trova sotto il titolo “Nicole LaLiberte the best smoking performance” (cliccate qui e potete godervela). Mi piace immaginare che Lynch possa esserne rimasto affascinato”. Beh, abbiamo notato tutti cosa esce dalla testa di Nicole dopo il colpo di pistola: tanto fumo.

E poi… Phillip Jeffries? No, non ho intenzione di parlare di Phillip Jeffries. Noi non parleremo di Phillip Jeffries. Per il momento. Ma se mi incontrate per strada, sono il tizio con tutti quei punti interrogativi sulla testa e un sorriso stampato sul volto.

Cooper in scatola
Non proverò neanche a fare ipotesi sulla statua che implode, il doppelgänger dell’evoluzione del Braccio che prende il suo posto, il pavimento che si sconquassa e il “Non-exist-ent!”. Dico solo che quando Dale è entrato nella Glass Box  — e ho capito che si trattava del fuori campo della scena che avevamo già visto con Sam e Tracey (quella in cui loro stanno oltre la porta, a domandarsi che fine abbia fatto la guardia), pochi momenti prima dell’apparizione dell’essere nella teca e del loro brutale omicidio di merda (cit.) — ho smesso di respirare.
E poi questa roba qui:

Twin Peaks Season 3 Episode 1 Cooper in the Glass Box

I WTF non si contano in questa seconda Parte, a quanto pare. Ero ipnotizzato. Tutte le scelte estetiche delle scene della Glass Box mi piacciono tantissimo. Stiamo assistendo alla decostruzione di Cooper? Alla proiezione di una proiezione? L’effetto ricorda quello di specchi negli specchi di borgesiana memoria, ma la scena mi ha fatto anche venire in mente (e non solo a me) le vecchie macchine fotografiche pieghevoli o a lastra.

Macchine fotografiche

Che quel foro sia una sorta di “foro stenopeico” capace di proiettare l’immagine di ciò che esiste di fronte al foro ma su un altro piano di realtà? Non sono esperto di fotografia, io la butto lì, chi conosce meglio questi meccanismi potrà dirmi se sto vaneggiando. Ma se è così, su quale supporto avviene la proiezione? Dove si imprime l’immagine? Io ho una teoria (metaforica): si imprime direttamente sullo schermo della mente dello spettatore. Infine la scena mi ha ricordato i collage di Lynch. In questo caso, collage in movimento. Io non so che vuol dire, ma la trovo straordinaria, uno dei (tanti) momenti visivamente alti di questa stagione.

Gli specchi di casa Palmer
Altra scena semplicemente perfetta. La recitazione muta di Grace Zabrieskie, la brutalità del documentario riflessa dietro di lei (Sarah Palmer circondata dalla violenza), la fotografia, il movimento di macchina… Abbiamo in una stessa inquadratura la spettatrice e la cosa guardata e… noi in quanto spettatori. Anche se non ci vediamo realmente riflessi in quegli specchi, è lì che siamo in quel preciso momento, perché Lynch sa benissimo che li stiamo tutti guardando con molta attenzione: potrebbe esserci riflesso qualcosa di importante lì dentro, come in passato.

Gli specchi di casa Palmer

Io, che sentii l’orrore degli specchi
non solo in faccia al vetro impenetrabile
dove finisce e inizia, inabitabile,
l’impossibile spazio dei riflessi

ma in faccia all’acqua specchiante che copia
l’altro azzurro nel suo profondo cielo
che a volte riga l’illusorio volo
d’uccello inverso o agita un tremore

e avanti alla distesa silenziosa
del sottile ebano la cui tersura
ripete come un sogno la bianchezza
d’un vago marmo o d’una vaga rosa,

oggi al termine di tanti e perplessi
anni d’errare sotto varia luna,
mi chiedo quale caso di fortuna
volle che io paventassi gli specchi.

Gli specchi di metallo, il mascherato
specchio di mogano che nella bruma
del suo rossastro crepuscolo sfuma
il volto che mirando è rimirato,

infiniti li vedo, elementari
esecutori d’un antico patto,
moltiplicare il mondo come l’atto
generativo, veglianti e fatali.

(Jorge Luis Borges, Gli specchi)

UPDATE Il lettore Andrea Bonino mi ha appena fatto notare un collegamento davvero interessante con una scena di Cuore Selvaggio in cui Harry Dean Stanton (il nostro Carl Rodd) sta guardando, con un bicchiere di liquore accanto, un documentario molto, molto simile a quello guardato da Sarah… Grazie, Andrea! In questa clip potete vedere la scena. Certo, la reazione al filmato è molto diversa…

Ritorno a Twin Peaks
Nell’ultima scena della Seconda Parte torniamo per la prima volta alla Roadhouse. Ed è una sensazione bellissima. Un ritorno a casa. Il tempo è andato avanti dall’ultima volta che ci siamo stati, molte cose sono cambiate, altre invece sono rimaste le stesse.

James was always been cool
Vedere James e Shelly, sorridere della strizzatina d’occhio ai fan con il riferimento mascherato alla sottotrama più odiata della seconda metà della seconda stagione che aveva per protagonista proprio James (“James non ha niente che non va. Ha avuto un incidente con la moto, ma James è ancora fico.” – lo so che tradurre “cool” con “fico” è approssimativo, ma sempre meglio di “James è ancora un bell’uomo” del doppiaggio ufficiale) e sentire Shelly pronunciare il suo riscatto (“James è sempre stato fico”) è stato un momento divertente e perfino toccante, in un certo senso. Come quando incontri due vecchi amici e li trovi cambiati, cresciuti, e li vedi con occhi nuovi perché sei cambiato e cresciuto anche tu, ma sono sempre loro, in fondo. E siete sempre stati cool. All’atmosfera contribuiscono le chiacchiere tra amiche, gli sguardi tra avventori (tra cui Balthazar Getty di Strade Perdute che sembra ci stia provando con Shelly… e Bobby?) e senza dubbio la musica dei Chromatics: Shadow confesso che mi è entrata in testa all’istante. Ho letto qua e là qualche critica a questo pezzo, ma secondo me è adatto sia al locale sia al finale di puntata Parte, e in definitiva mi piace proprio, e tra poco me lo riascolto per l’ennesima volta, alla fine di questa recensione (anzi lo faccio partire fin da ora; fatelo anche voi cliccando sul player in basso e lasciatela come sottofondo a queste mie ultime righe). Questa scena e questa canzone sono un incrocio tra novità e malinconia che mi ha fatto capire in maniera lampante una cosa: a questo nuovo Twin Peaks mancano (e lo dico in maniera neutra, non come una cosa negativa o positiva: e mancano per ora, e per evidente scelta degli autori) due elementi fondamentali delle prime due stagioni, vale a dire l’uso pervasivo della musica (e questo lo avevamo già notato) e le relazioni tra i personaggi, quella parte di soap e di teen drama che magari era vista con un po’ di sufficienza e che invece era un collante forte tra una bizzarria e l’altra, quasi quanto l’investigazione. Anche se è cambiato, e siamo cambiati noi, è bello essere tornati a Twin Peaks. For the last time? Chi può dirlo. Intanto godiamocelo.

At night I’m driving in your car
Sto guidando la tua macchina di notte
Pretending that we’ll leave this town
facendo finta che lasceremo questa città
We’re watching all the street lights fade
Mentre guardiamo le luci della strada affievolirsi
And now you’re just a stranger’s dream
sei solo il sogno di un estraneo
I took your picture from the frame
Ho tolto la tua foto dalla cornice
And now you’re nothing like you seem
e ora non gli somigli più
Your shadow fell like last night’s rain
La tua ombra è caduta come la pioggia dell’altra notte

For the last time
Per l’ultima volta
For the last time
For the last time
For the last time




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10 comments

  1. Ciao,
    nel forum di italiansubs, in un breve scambio di commenti, è venuto fuori che forse c’è una certa notevole somiglianza tra la testa della creatura nella glass box e il pollo intagliabile di Eraserhead [*] (il sangue che usciva dal secondo ha forse significato affine a quello di cui si nutre il primo… una copula controproducente?), ciò mediato da quella specie di black jester o jolly nero mostrato da BadCooper a Darya prima di ucciderla e per qualcuno piuttosto simile ad un pollo (artefatto con un asso di picche…). Una suggestione filologicamente accreditabile? Hellooo!
    ______________________________
    [*] http://www.italiansubs.net/forum/twin-peaks/teori-e-riflessioni-su-twin-peak-i-suoi-misteri-i-suoi-personaggi-e-lynch/msg5891295/#msg5891295

  2. SPOILER!!! Fino alle 5 puntata,parte.

    Questa è una mia teoria. Dalla frase/indizio di Laura “Sono morta, tuttavia vivo”, e dalla forte somiglianza che ha Becky con Laura (doppia vita, cocaina, il momento nell’auto che tanto ricorda Laura in uno dei suoi momenti in FWWM), non può essere che Lynch abbia pensato a Laura come il nuovo BOB? Che quindi la frase di Laura fa rifermento al fatto che ovviamente sia morta, ma vive nel corpo di Becky?
    Aspetto le vostre spiegazioni sulle prossime puntate, con i vostri articoli aprite gli occhi su cose che normalmente, purtroppo, non attirano la nostra attenzione.
    Ciao!!

  3. Ciao! Sempre più interessante seguire questo blog e gruppo FB.
    Da Architetto ho sempre avuto le antenne alzate dopo la visione di TP negli anni novanta ai pavimenti e arredi delle scenografie horror e no, tanto da averci scritto su un po’ di cose.
    Il zigzag della Loggia penso possa derivare da alcune suggestioni che provengono dal passato (e dal viaggio che il Nostro ha fatto in Europa in gioventù, che se ricordo bene non fu molto positivo), quindi certamente Cocteau che rivedeva segni appartenenti a pavimentazioni arabe (anche trasmesse dalla “decadente” Venezia: guardate su Google map dalla foto satellitare il pavimento del sagrato di S.Michele in Isola riportato anche a pag.12 di questo studio dei pavimenti veneziani, http://edoc.hu-berlin.de/kunsttexte/2011-1/dressen-angela-4/PDF/dressen.pdf), a segni indiani di texture tessili o totemici, in legno, e quindi alla disposizione delle doghe in legno a spina di pesce. I colori lo confermano…

    1. …ma non è tutto Matteo. Io credo che si “prendano due piccioni con una fava” se si pensa che il pavimento a zig zag possa essere una texture che rimanda alla tortuosità delle scariche elettriche (pensiamo a come si disegnano i fulmini, ad esempio, elemento che compare nella segnaletica ma pure nell’album The Big Dream): ho pensato a questo quando appare la loggia citata nel video Thank’you Judge di BlueBob (appunto) con la Watts arrabbiata (guardacaso)…la band suona in un ambiente di tende rosse ed appaiono più volte disegni di linee gialle sovrimpresse e zigzagate…
      Saluti

  4. SPOILER!!!!!!!!!

    Quando il Nano alla fine della seconda stagione dice quella cose, si riferisce al suo doppelganger (che infatti compare poco dopo), mica ad un suo eventuale cambio di forma…

  5. Ciao, grazie delle tue recensioni e del tuo bel sito, che consulto quasi quotidianamente.
    Scrivo per darti la mia lettura del detenuto evanescente.
    Possibile che sia la “spiegazione” data da Lynch della provenienza del cadavere maschile decapitato ritrovato sotto le coperte insieme con la testa della segretaria del preside? Lo dico perché, prima di svanire, l’uomo perde la testa.
    Come se il regista dicesse agli spettatori: ecco a chi appartiene quel tronco anonimo.
    Vediamo se la trama ci darà spiegazioni diverse…
    Ciao!

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