MP - 4

‘Twin Peaks: The Missing Pieces’ – Guida alla visione (4 di 6)

di Matteo Marino
18 luglio 2016

Benvenuti alla tanto attesa, richiesta, pazientemente sperata (bontà vostra) quarta parte della mia personale guida alle scene inedite ed estese di Fuoco cammina con me.
Visto che è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo provato a incastrare tutti i pezzi del puzzle, potrebbe andarvi di rinfrescare la memoria con le prime tre puntate, che trovate qui e qui e qui. O magari siete nuovi fan, perciò bene arrivati dietro la tenda rossa: a maggior ragione, date un’occhiata alle puntate precedenti.

Detto questo, per procedere nella lettura – oltre ad aver visto Twin Peaks e Fuoco cammina con me perché qui è pieno di SPOILER - vi basti sapere tre cose:
1. in corsivo sono riassunte e commentate le scene del film così come è uscito nel 1992;
2. in rosso sono tradotte e commentate le differenze con lo script originale;
3. i Missing Pieces sono indicati e commentati con numero e titolo (così come sono presentati nel Blu-ray) e inseriti nella loro giusta collocazione rispetto al film.

Let’s rock!

La camminata di Laura (che abbiamo analizzato nella seconda parte della guida) ci porta davanti alla casa degli Hayward. Laura chiama Donna, che subito esce e si unisce a lei, libri alla mano, e insieme si dirigono verso la scuola. Con una serie di dissolvenze incrociate non particolarmente indovinate, fatte evidentemente per accorciare il minutaggio complessivo (denunciano tagli un po’ bruschi da un girato più lungo: in alcuni tratti il parlato è udibile, in altri la scena è muta a favore della musica anche se i personaggi muovono le labbra) vediamo le ragazze incontrare fugacemente Bobby e Mike, per poi salire le scale dell’istituto dove Laura è fermata da James (non sappiamo cosa si dicono). Laura e Donna si dividono davanti al bagno delle ragazze. Laura si chiude in un bagno per sniffare un po’ di cocaina. Proprio in quel momento, suona la campanella.

Sullo script, le cose vanno in maniera diversa:

 "GIOVEDÌ - SETTE GIORNI PRIMA" [si intende: 7 giorni prima dell'omicidio ndM]

	Laura si ferma e si gira. Ci troviamo improvvisamente di fronte alla casa degli Hayward.

				   LAURA
			Donna?...  Donna?...

	DAL PUNTO DI VISTA DI LAURA

	DONNA HAYWARD prende i suoi libri ed esce dalla porta.

				   DONNA
			Solo un attimo, Laura.

SUL MARCIAPIEDE

	Donna si unisce a Laura.

				   LAURA
			Se vuoi che sopravviva all'ora di matematica oggi,
			dovrai farmi un veloce ripasso...

				   DONNA
			Non hai fatto i compiti?

				   LAURA
			Noooo...

				   DONNA
			Okay, il compito riguarderà quei teoremi
			di cui ti ho parlato la settimana scorsa. Ti
			ricordi i...

				   LAURA
			Non ora.  Dimmelo appena prima del
			compito. O non mi ricorderò un bel niente!

				   DONNA
			Il fatto che quest'anno sarai promossa sarà
			la prova che i miracoli esistono.

				   LAURA
			Grazie.

	Laura dà un buffetto a Donna.

				   DONNA
			James mi ha chiamata ieri sera, ti cercava.


				   LAURA
			Quando?

				   DONNA
			Solita ora, le nove e un quarto.

				   LAURA
			Probabilmente voleva portarmi fuori.

				   DONNA
			Eri con Bobby? O siete ancora in lite?

				   LAURA
			No, e sì. Non so ancora cosa fare con
			Bobby. So che si vede con un'altra
			e mi sta bene, e lui pensa che io mi veda
			con un altro... e non gli sta bene per niente

				   DONNA
			Pensi di dirgli di questo "altro"?

				   LAURA
			Non so ancora cosa fare.

				   DONNA
			Lo sai qual è il tuo problema?
				 (sorride)
			Sei solo troppo adorabile...

				   LAURA
			       (le sorride)
			Sai, penso che hai ragione. Sono solo
			troppo adorabile.

	Donna la afferra e la scuote per le spalle.

				   DONNA
				(canticchiando)
			Laura Palmer, sei solo troppo adorabile.

				   LAURA
			 (si unisce a lei, ridendo)
			Sono solo troppo adorabile... troppo adorabile...

	Continuano a camminare ridendo.

TWIN PEAKS HIGH SCHOOL - ESTERNO GIORNO

	L'esterno della scuola


TWIN PEAKS HIGH SCHOOL - INTERNO GIORNO

	Laura e Donna entrano.

	CINQUE AMMIRATORI le guardano con amore e devozione.
	Scandiscono i loro nomi inscenando un ironico ma sincero struggimento,
        in ginocchio e con le braccia tese.
 			 AMMIRATORI
			"Laura...  Donna...  Laura...  Donna..."

	Ora siamo su Donna che continua a camminare nell'atrio. Un affascinante MIKE NELSON 
	schiocca le dita alla Bobby per far andare Donna da lui. Senza perdere un passo,
	Donna cambia direzione ignorandolo. Mike deve affrettarsi per raggiungerla.

				   MIKE
		      (mettendole un braccio intorno alle spalle)
			È per questo che hai bisogno di un vero uomo, piccola,
			sei difficile da gestire.

				   DONNA
			E sei tu il vero uomo?

A questo punto c’è l’incontro sulle scale con James (nello script è chiaro che si danno un appuntamento per le due e mezza), c’è la scena della cocaina e la campanella.

Nei Missing Pieces, le cose vanno in un’altra maniera ancora:

8. Mike is the man

Bobby e Mike fermi in auto. Mike è preoccupato perché il pallone è vuoto per metà. Dov’è il resto della cocaina? Devono a Leo o la cocaina o i soldi. Passano Laura e Donna, a cui i due ragazzi offrono un passaggio. Laura e Donna declinano l’invito, vogliono passeggiare. Mike si  offre di passeggiare lui con Donna ma niente da fare. A quel punto Mike dice: «È questo che mi piace di te, sei difficile da gestire. Ecco perché hai bisogno di un vero uomo. Come me». E Bobby gli dà man forte: «Mike is the man» dicono in coro. Bobby : «Laura Palmer, ci vediamo dopo!». E Laura, in modo che solo Donna possa sentirla: «Sì, forse…» e ridacchiano.

Dopo le lezioni della mattina  (un orologio ci dice che sono le due e trenta), James si trova in una sorta di ripostiglio, in attesa di Laura, che entra con addosso solo un asciugamano. Contemporaneamente, Bobby fa il suo ingresso nella scuola, con i corridoi deserti, si ferma davanti alla teca dei trofei, dove c’è anche la foto di Laura Palmer come reginetta, e bacia il vetro. Intanto James dice a Laura che la ama, Laura gli dice di non cercare di tenerla stretta, che lei è già lontana (sento un’eco di «Tu non mi avrai mai» di Strade perdute, anche se il tono e il sottotesto sono ben diversi).

Strade perdute non mi avrai mai

 

Laura , per rispondere a James, usa una metafora davvero strana: gli dice che è lontana, perduta, “come un tacchino nel mais”.

James le dice che non è un tacchino. Laura fa il verso del tacchino (gobble, gobble, gobble). Sullo script lo fa tentando di sorridere, per buttarla sullo scherzo, nella scena girata lo fa con gli occhi che si velano di lacrime; è un verso ferito, ridicolo e struggente allo stesso tempo. James le dice: «Non lasciarmi mai, Laura. io non ti lascerò mai». E i due fanno l’amore.

La “scena del tacchino” è, diciamo così, particolare: oscilla consapevolmente tra parodia del genere soap opera e profondo disagio, ma nell’adattamento italiano sfiora il non sense e sprofonda senza appello nell’involontariamente ridicolo. «Sono un creatura andata, come un tacchino incenerito», dice Laura nella pessima traduzione. Già il riferimento al tacchino è buffo, ma addirittura immaginarlo incenerito non può che suscitare ilarità. Per non parlare del gobble gobble che per gli americani è un’onomatopea conosciuta associata al tacchino, per noi no, e fa un effetto molto strano. In originale richiama sinistramente la litania di Freaks di Tod Browning («Gooble gabble, è una di noi!»), capolavoro che si chiude…

SPOILER

…con la crudele Cleopatra “trasformata” in una donna gallina…

Citazione voluta o associazione involontaria? Chissà. Nel video, potete vedere la scena del brindisi con il Gooble, Gabble.

 “Come un tacchino nel mais”… L’allusione al mais, che in lingua originale rende la scena sottilmente inquietante per i fan di Twin Peaks (il pensiero va subito alla garmonbozia), viene del tutto cancellata dalla traduzione italiana. «Long gone like a turkey through the corn», questo dice Laura; senza dubbio non è un’espressione che verrebbe in mente a una liceale, a meno che non abbia mangiato un piatto di tacchino e mais il giorno prima o non sia un’adolescente degli anni Sessanta a cui sia entrato in testa il martellante ritornello di “Long gone like a turkey through the corn”, canzone del bluesman Lightnin’ Hopkins costruita su quell’espressione che pare fosse usata spesso nelle canzoni folk tradizionali. Potete ascoltarla qui:

È la terza citazione letterale di una canzone nei dialoghi di Fuoco cammina con me (e magari ce ne sono altre che mi sono sfuggite) dopo Goodnight Irene e Where or When di cui parlavo nelle puntate precedenti della guida. C’è sempre tanta musica nell’aria…

Tutti questi “strati” che vanno oltre la lettera della scena la consegnano senz’altro al regno del bizzarro ma con un effetto molto diverso rispetto alla resa italiana.

Andiamo avanti con il film. All’uscita della scuola Bobby fa una scenata di gelosia a Laura: dov’è stata nel corso dell’ultima ora? Laura lo tratta in maniera sprezzante, ma quando capisce che Bobby potrebbe negarle la cocaina, cambia tono e i due fanno pace. Lui le dice che la ama. Lei gli manda un bacio. Bobby è felice e si accomiata camminando all’indietro a ritmo di musica, e improvvisamente tutti sembrano sentirla e ciondolano uscendo da scuola allo stesso ritmo. Per un momento è come se fossimo nella testa di Bobby e percepissimo il mondo come lo vede lui in quel momento di euforia. La canzone che sentiamo è A Real Indication, cantata da Angelo Badalamenti in persona. O meglio, rappata. Racconta Lynch:

«Era strano. Si trattava di un rap. Angelo mi chiese di concedergli una prova. Andò in cabina di registrazione. Che attore sarebbe! In quella cabina Angelo tornò alla vita; io ero con l’ingegnere, Arty Polhemus, e ridevo così tanto che mi esplose qualcosa. Fu come se mi fosse scoppiata una lampadina nello stomaco. Fu il primo attacco: l’ernia mi tormentò per tutte le riprese» (Rodley Chris, a cura di, Lynch secondo Lynch, Baldini & Castoldi, ora disponibile in versione aggiornata per Il Saggiatore con il titolo Io vedo me stesso. La mia arte, il cinema, la vita).

La canzone ha anche un video ufficiale, in cui possiamo vedere una performance di Badalamenti come rapper in tutto il suo splendore:

A Real Indication from David Lynch MC on Vimeo.

Segue una delle scene più semplici e toccanti di Fuoco cammina con me, quella in cui Laura e Donna chiacchierano sdraiate nel salotto degli Hayward. La resa cromatica del Blu-ray in questa inquadratura dall’alto è fenomenale. Laura e Donna passano con naturalezza da confidenze sui ragazzi tipiche della loro età (Donna quasi confessa, prima di tutto a se stessa, un debole per James) a quesiti esistenziali e metafisici (e non è anche questo tipico di due adolescenti?), tra depressione ed esaltazione: «Se adesso tu finissi alla deriva nello spazio pensi che ti fermeresti dopo un po’ o cadresti sempre più veloce?» chiede Donna. E Laura: «Sempre più veloce, per qualche minuto non sentiresti niente di niente, alla fine però prenderesti fuoco e arderesti in eterno…» e qui aggiunge una frase che non è presente in sceneggiatura: «E gli angeli non ti aiuterebbero. Perché sono andati tutti via / And the angel’s wouldn’t help you. Because they’ve all gone away».

Laura e Donna

Questa volta è stato Fire Walk With Me a ispirare la scena musicale: il dialogo tra Laura e Donna finisce quasi pari pari nella canzone che dà il titolo all’album di esordio di Sky Ferreira (Night Time, My Time), una citazione continua, fin dal titolo, di quest’indelebile scena (Falling in space / Will I slow down? / Or go faster and faster / And no angels will help us out)… Sky Ferreira sarà, guarda un po’, nel cast del nuovo Twin Peaks.

Nello script originale, la scena ha un prologo (che nella mia mente appare perfettamente lynchiano, con la sedia a rotelle elettrica che lentamente attraversa il soggiorno passando sulla moquette, entrando e uscendo per lasciare finalmente le ragazze sole con i loro pensieri ad alta voce):

CASA DEGLI HAYWARD HOUSE, SOGGIORNO - INT. GIORNO

	Donna  e Laura.  Stanno mangiando noci.  Donna è sdraiata sul divano
	e Laura è su una poltrona con le gambe all'insù.  È quasi sottosopra.
	Non hanno niente da fare.

	EILEEN HAYWARD attraversa il soggiorno sulla sua sedia a rotelle elettrica
	e controlla che abbiano abbastanza noci.

				   LAURA
			Ciao, E.H.

				  EILEEN
			   (con un cenno del capo rivolto a Laura)
			L.P.
				(a Donna)
			D.H.

				   DONNA
			Mamma H.

	Eileen riaziona la sedia a rotelle ed esce.

La scena in sceneggiatura ha anche un epilogo:

Donna squadra la sua amica e riflette su ciò che ha appena detto. Poi dice:

				   DONNA
			Forse dovremmo cominciare a fare i compiti
				   LAURA
			E io dovrei andare a casa.

				   DONNA
			Chiamami.

				   LAURA
			Certo.  Come vuoi che ti chiami?

				   DONNA
			Chiamami come vuoi ma non chiamarmi
			tardi per cena.

	Ridono.

“Call me anything, but don’t call me late for dinner” è un vecchio gioco di parole (molto vecchio, pare che sia apparso per la prima volta nel 1833) in voga soprattutto negli anni Cinquanta, il che avrebbe contribuito a quell’atmosfera stranamente atemporale che permea la cittadina di Twin Peaks (come prima la citazione di un blues degli anni Sessanta fatta da un’adolescente). Oltre a significare “finché c’è un pasto in tavola va tutto bene” e “dove c’è da mangiare, io arrivo”, questo modo di dire ha a che fare con il rito della famiglia che si riunisce per cena: nell’epoca delle buone maniera era considerato estremamente maleducato presentarsi “tardi per cena”, quindi era meglio essere chiamati in qualsiasi altro modo. La cena tutti insieme era un appuntamento sacro per la famiglia. Un’altra rima interna al film, un’altra nota inquietante, se pensiamo alla cena piena di tensione (e di mani non lavate) che più tardi condivideranno i Palmer.

 A questo punto Laura, tornata a casa, si accorge che dal suo diario segreto sono state strappate delle pagine. Qualcuno l’ha trovato. Qualcuno l’ha letto. Lei pensa di sapere chi è stato. Si precipita fuori dalla stanza in preda al terrore.

8. Sharing a cigarette

MP - SigaretteAvrebbe dovuto essere la prima scena tra Laura e Sarah Palmer. Laura corre giù per le scale ma deve nascondere la sua agitazione perché si imbatte in sua madre che sta entrando con una busta carica di spesa e una sigaretta accesa in bocca. Sarah chiede a Laura di prenderle la sigaretta che le sta mandando fumo negli occhi, Laura le chiede le chiavi della macchina e inventa una scusa per uscire, anzi una bugia bella e buona (si è dimenticata i libri a scuola!), ma Laura esce con la sigaretta e senza chiavi, quindi torna indietro per lo scambio. È una scena molto breve ma è un peccato che non sia nel film: non solo perché rientra perfettamente nell’umorismo alla Lynch di cui molti hanno sentito la mancanza nella versione per le sale, ma anche perché con quella lezioncina sul fumo («Non diventerai mai una fumatrice se mai inizierai») Sarah si caratterizza subito come una mamma che non immagina neanche che la figlia possa avere ben altre dipendenze che quella da nicotina…

Laura corre dal suo agorafobico e segreto amico Harold per consegnargli il diario: a casa sua non è più al sicuro. Laura ha capito cosa vuole BOB e lo esprime in maniera molto chiara anche per noi spettatori: «He wants to be me… or he will kill me». Vuole essere lei o la ucciderà.

MP - Laura Palmer in un momento horror di FWWM

 

L’inserto della faccia di Laura truccata di bianco con le labbra nere e il ghigno malefico (shock e look che mi ricordano un po’ l’apparizione dell’Uomo Mistero “nella” faccia di Patricia Arquette in Strade Perdute) non è presente in sceneggiatura. Nello script il dialogo con Harold è un po’ più lungo. Dal film manca infatti questo struggente dubbio (e il dialogo che segue rende più chiara la scelta di Laura di indossare l’anello e farsi uccidere da BOB piuttosto che essere posseduta da lui, come vedremo in seguito):

Laura fissa Harold.  Spalanca gli occhi. Un sospetto li riempie di terrore

				   LAURA
			Non sei tu Bob, vero, Harold? Se lo sei,
			uccidimi ora. Uccidimi ora se sei tu.

				  HAROLD
			Laura, no, non lo sono. Non sono Bob.
			 (comincia a tremare e a piangere)
			Povera Laura.  Vorrei poterti aiutare.

	La abbraccia.

				   LAURA
			Lo odio, odio quella cosa. A volte la amo. 
			Ma ora ho paura. Tanta paura.

[in originale: I hate him, I hate it. Sometimes I love it]

				  HAROLD
			Ma tu sei forte, Laura...  molto
			più forte di me... Come posso aiutarti?
			Non posso. Non sono nemmeno capace di uscire da qui.

	Laura lo accarezza.

			    HAROLD (continua)
			E James?  Non può aiutarti James?
			Voi due siete così innamorati.

				   LAURA
				  (senza emozione)
			Lui è innamorato di una ragazza che è morta.
			  (porgendogli il diario)
			È pericoloso per te averlo. Mi dispiace.

				  HAROLD
			Mi dispiace così tanto, Laura.

	Lei lo tira a sé e lo bacia con passione.

Ora, questa cosa delle pagine strappate è parecchio interessante, se pensiamo alla terza stagione. Perché finora queste pagine non sono mai state ritrovate…

9. School Books

MP - School booksPiccola scena d’intermezzo che completa narrativamente e tematicamente la numero 8. Laura rincasa e deve rispondere a Sarah che si è accorta della bugia: i libri non li ha lasciati a scuola, sono in camera sua. Laura prima rimprovera la madre perché è entrata nella sua stanza (Sarah si giustifica: «Stavo cercando il maglione blu che ti avevo prestato») poi inventa un’altra bugia, più plausibile: in realtà è uscita con Bobby, per cui la mamma non stravede. Sarah, dopo uno scatto di frustrazione (ma quanto è brava Grace Zabriskie?), le dice quello che le direbbe qualsiasi mamma: «Oh, tesoro, non devi mentirmi. Mai. Puoi dirmi qualsiasi cosa. Io comprenderò». E qui echeggia il dubbio che prima o poi abbiamo avuto tutti: quanto ha compreso Sarah della situazione familiare? Davvero non sospetta nulla di nulla? Laura avrebbe potuto davvero confidarsi con lei? Cosa sarebbe successo se l’avesse fatto? Laura invece si limita a scusarsi, e Grace Zabriskie è quasi commovente quando fa uno dei suoi sorrisi sbiechi e le dice con affetto di prepararsi per la cena: sua padre è affamato.

10. The Palmers
MP - Ho fameQuesta è la scena che tutti avremmo voluto vedere inserita nel film. È il taglio più dannoso che Fire Walk With Me ha subìto, almeno da un punto di vista emotivo. Ironia della sorte la scena inizia proprio parlando di un’ascia («Ciao Laura, ciao Sarah, dov’è la mia ascia?» si presenta Leland in vena di scherzare, facendo la voce di un gigante); ascia che campeggia assurdamente in salotto (vedi foto in basso), come una sorta di monito per gli orrori familiari a venire (e un rimando a Shining, probabilmente).
Nel film com’è uscito nel 1992 il nostro primo incontro con i Palmer riuniti è la terrificante cena che abbiamo già citato, quella in cui Leland, evidentemente guidato da BOB, ispeziona le unghie della figlia, sgridandola in maniera morbosa perché sono sporche. Non si è lavata le mani prima di sedersi a tavola (ma in realtà la responsabilità è sua: lui le ha ordinato di sedersi appena rincasata). Per noi che sappiamo cosa finirà sotto quelle unghie, tutta la scena è come una morsa ghiacciata alla base dello stomaco.
Per come il film era stato progettato, invece, il primo incontro con i Palmer è al contrario un raro quadretto di felicità familiare che non si può non trovare adorabile e molto twinpeaksiano. Leland scherza in modo goffo ma sincero, mettendo in imbarazzo madre e figlia come spesso sanno fare i papà. Poi vuole insegnare alle donne di casa come presentarsi e salutare in norvegese, perché presto ci sarà una delegazione di norvegesi al Great Northern Hotel per un importante affare (richiamo diretto a una scena cult del pilot), ma i suoi sforzi, e i titubanti tentativi di Laura e Sarah che via via si lasciano coinvolgere, si risolvono in un’esplosione incontenibile di risa che coinvolge tutti e tre, il classico momento di ilarità da mal di pancia, quella in cui la risata è contagiosa, e non riesci a smettere, come a volte capita tra amici o in famiglia. Una scena così, nell’economia del film, non solo ci avrebbe mostrato l’altro lato dei Palmer (che praticamente non abbiamo mai visto ma solo intuito), ma avrebbe reso anche più penosa e drammaturgicamente efficace la cena successiva, un doppio negativo e malato di questa prima cena, straziante al ricordo della serenità possibile e perduta.

MP - norvegesi

Un’ultima annotazione. Me lo sono sempre chiesto: ma come sarà questa scena (e quella dei norvegesi nel pilot) in norvegese?

The norwegians are leaving

11. Laura’s Party

MP - camionistaLaura ha un appuntamento con un camionista. Sesso in cambio di un po’ di droga. Perfetto esempio di scena superflua il cui taglio giova al ritmo complessivo del film. Curiosità: a quanto pare l’attore che interpreta il camionista, Brian T. Finney, è nel cast della nuova stagione di Twin Peaks.

12. 2×4

MP - assiLa scena mancante numero 12 è la più volte citata gag che vede protagonista Pete Martell alla segheria, accanto a una Josie particolarmente svampita. Nello script la scena non c’è. Probabilmente è frutto di un’improvvisazione sul set. Pete doveva comparire molto più avanti nel film, in una scena completamente diversa, di cui parleremo a tempo debito, che pare non sia stata neanche girata.
Dice Lynch a proposito di questo taglio: «Girammo molte scene che per un film normale sarebbero state troppo marginali perché la trama principale potesse procedere speditamente. Pensavamo che sarebbe stato bello, un giorno o l’altro, inserire quelle scene in una versione più lunga, poiché vi comparivano parecchi personaggi che mancano nel film finito. Fanno parte del film, è solo che non erano essenziali all’intreccio principale. [Probabilmente, se queste scene fossero state montate, il film] non sarebbe stato così cupo. Per me era conforme alle leggi di Twin Peaks. Tuttavia alcune buffonerie dovevano essere eliminate: per esempio avevamo girato una scena con Jack Nance ed Ed, il vecchio della banca [che si vede nell’ultimo episodio ndM]: Ed ha acquistato un piccolo pezzo di legno e lo riporta indietro perché non misura due pollici per quattro. Una ragione ci dev’essere, e Jack deve spiegarla! Cose del genere (Ride)» (Chris Rodley, op. cit.).

mp- Jack NanceLa scena, già di per sé imperniata su un umorismo peculiare, risulta particolarmente ostica per il pubblico italiano per due motivi.  Il 2×4 è il più comune pezzo di legno utilizzato nella costruzione negli Stati Uniti, dove, ho scoperto facendo un po’ di ricerche, è proprio sinonimo di pezzo di legno: «Se non la smetti, ti picchio con un 2×4». Negli Stati Uniti è anche risaputo che, per i non iniziati, il fatto che sia chiamato in questo modo può generare confusione, perché non misura veramente due pollici per quattro come il nome farebbe supporre. Questo dipende dal fatto che i produttori di legname tagliano i tronchi (in questo caso in pezzi da 2×4 pollici) poco dopo che sono stati abbattuti, dopodiché questi vengono essiccati. Man mano che l’umidità si riduce, anche il legno si restringe. Così almeno l’ho capita io.
mp - banchiereBeh, il vecchio della banca ha ricevuto il suo 2×4 che non misura 2×4 e pensa di essere stato truffato. La cosa è complicata dal fatto che, apparentemente, i pezzi di legno 2×4 misuravano davvero 2×4 un tempo, e data l’età avanzata il tizio se lo ricorda; esiste infatti l’espressione «La mia casa è fatta di veri 2×4» per dire che è un edificio in piedi da decenni. Entusiasmante, vero? Se avete assunto leggendo queste righe un’espressione perplessa, vi capisco. Forse Lucy sarebbe stata in grado di spiegarvela meglio, ma la gag è tutta qui: Pete deve spiegare in maniera soddisfacente  all’anziano banchiere perché il 2×4 non misura 2×4 (cosa di per sé assurda ma ormai una convenzione). E a rendere il tutto più spiritoso c’è il fatto che 2×4 in slang significa anche prendere fischi per fiaschi (come mi suggerisce il sodale Mario De Filippo: con questo significato l’espressione è usata in una canzone dei Metallica che si intitola proprio 2×4). Probabilmente un appassionato di riviste di falegnameria o un costruttore americano trovano la scena esilarante e la raccontano come aneddoto durante i party. Mancandomi i riferimenti, ho faticato ad apprezzarla (ed essendo totalmente slegata dal resto, a inserirla nel contesto del film). Adesso capisco come si sentono i non nerd quando noi nerd facciamo una battuta i cui riferimenti sono ai più sconosciuti. Rivista dopo aver compreso tutte le implicazioni bisogna ammettere che la scena è senz’altro lynchiana. Ma come con ogni barzelletta, anche questa gag, una volta spiegata, temo non faccia più ridere.Tuttavia vederla recitata da Jack Nance, alla sua ultima apparizione nei panni di Pete, resta emozionante.

Dale Cooper e Albert all’FBI parlano della prossima vittima dell’omicida di Teresa Banks. Cooper è convinto non si fermerà a lei. Il prossimo delitto, secondo Cooper, coinvolgerà una liceale bionda che fa uso di droghe. Purtroppo, essendo solo un’intuizione, non possono fare niente per prevenirlo.

Lo scambio tra Dale Cooper e Albert è preceduto da qualche battuta in più nello script:

UFFICIO DELL'FBI A PHILADELPHIA - ESTERNO GIORNO

	L'esterno dell'edificio dell'FBI.

UFFICIO - INTERNO GIORNO

	Albert e Cooper.

				  ALBERT
			Cooper, siamo immersi fino al collo
			in un pantano di gordoncolese. Tu onestamente
			pensi che il metodo dell'associazione di parole
			di Cole funzioni?

				  COOPER
			Il fatto stesso che stiamo parlando
			dell'associazione di parole significa che siamo in uno
			spazio che è stato aperto proprio grazie al
			metodo dell'associazione di parole.
                        Il mondo è un ologramma, Albert.

				  ALBERT
			Sì, è un giro dentro un gigantesco circo
			psichedelico, non è vero, Cooper?

				  COOPER
			Albert.

				  ALBERT
			Hai detto "Teresa Banks", quindi pensi
			che qualcosa connesso al suo omicidio
			stia accadendo proprio ora da qualche parte?

				  COOPER
			Sì. Proprio ora o nel momento in cui
			l'ho pensato. Il nome e il ricordo di
			Teresa Banks mi sono venuti a cercare. Ultimamente
			ho avuto questa consapevolezza: l'assassino
			avrebbe colpito ancora.
			Ma dal momento che è solo una sensazione,
			sono impossibilitato a fermarlo. E un'altra cosa,
			Albert: quando il prossimo omicidio accadrà,
			tu mi aiuterai a risolverlo.

Albert, scettico di fronte all’identikit della futura vittima che Dale sembra riuscire a fare con appena un minimo di concentrazione e fiducia nella sua “telepatia”, gli chiede: e cosa sta facendo ora?  «Sta preparando una grande quantità di cibo». Con un ironico stacco, siamo nel Double R, dove Laura sta effettivamente prendendo i pasti a domicilio per metterli nell’auto e fare il consueto giro di consegne. Norma chiede a Shelly di aiutarla. Nel parcheggio, Laura è avvicinata dai Tremond. Mrs. Tremond dà a Laura un quadro che ritrae una porta socchiusa («Starebbe bene sulla parete di camera tua»). Il nipote, che indossa la maschera che abbiamo già visto nella stanza sopra il ” convenience store” la mette in guardia: «L’uomo che si nasconde dietro una maschera sta cercando il quaderno con le pagine strappate. Sta andando verso il nascondiglio. Sta passando sotto la ventola in questo preciso momento» Nello script il bambino dice solo «He’s looking for», nessun accenno a maschere. Laura si scusa con Shelly e lascia a lei i pasti a domicilio. Corre a casa. Forse ha l’occasione di scoprire chi è BOB. Ha paura ma deve farlo.

13. Kind of quiet

MP - Double R
MP- big Ed e NadinePraticamente la stessa scena che è nel film, ma estesa e raccontata dal “punto di vista” del Double R anziché da quello di Laura (infatti nei Missing Pieces l’incontro di Laura con i Tremond rimane fuori campo). Si tratta per lo più di un’inquadratura fissa del locale in cui i personaggi si muovono e si dispongono con un effetto “quadro in movimento” che doveva piacere molto a Lynch. C’è qualche primo piano e piano intermedio (di Heidi in preda a un’epistassi che, ovviamente, ride; del cuoco che non avevamo mai visto nella serie e che tornerà nella terza stagione di Twin Peaks), ma dopo questi particolari si torna sempre all’inquadratura d’insieme. È il cuoco a pronunciare la frase che dà il titolo alla scena: «Piuttosto tranquillo» dice riferendosi al locale senza clienti, ma il suo commento risulta paradossale perché Norma scoppia in lacrime e a Heidi continua a uscire il sangue dal naso. La scena permette anche l’inserimento di una breve storyline tra Norma e Big Ed (e Nadine – da cui le lacrime di Norma), mini-sub-plot che vedrà la conclusione in una bellissima scena eliminata più avanti (quella con Norma ed Ed in auto di notte). È chiaro il motivo per cui questa scena sia stata accorciata nel montaggio finale, ma il fatto che potevamo dare uno sguardo laterale sugli altri personaggi grazie al passaggio di Laura Palmer nella loro vita rendeva il tutto a suo modo organico e coerente (mentre la scena con Pete Martell risulta purtroppo un corpo estraneo difficilmente collocabile nell’opera finita). Nello script non c’è Ed che rientra e consola Norma, dandole appuntamento per la sera.

Laura è rientrata a casa. Si muove lentamente. Al piano terra non c’è nessuno. Sale le scale. Passa sotto la ventola. Si avvicina con circospezione alla sua stanza, con il cuore in gola. Apre piano la porta, e qui c’è un bellissimo movimento di macchina di Lynch, che segue l’apertura e svela a poco a poco una porzione sempre più ampia dei piedi del letto di Laura.  Conosciamo bene quell’inquadratura e non possiamo non figurarci lì accucciato BOB, come in una scena cult della serie, un’apparizione improvvisa che ha procurato molti incubi a spettatori di diverse generazioni in questi ultimi 25 anni. Tra l’altro quella strana posizione che assume BOB ricorda da vicino una scena del film d’esordio di Lynch, Eraserhead.

Bob_Eraserhead

Insieme a Laura, ci aspettiamo di saltare dallo spavento da un momento all’altro, ma ai piedi del letto non c’è nessuno. La porta finisce di aprirsi e non facciamo in tempo a tirare un sospiro di sollievo che troviamo BOB appena un po’ più in là, in piedi, incastrato tra il muro e la cassettiera, fisso nel suo ghigno osceno rivolto a Laura. Laura urla, corre fuori in lacrime, si nasconde dietro un cespuglio. La porta di casa si apre. Ne esce il padre. Leland Palmer. Laura ne è straziata. Tenta di negare la realtà (tra i singhiozzi: «Non può essere lui, non è lui, non può, non può») ma ormai ha capito: è suo padre che ha abusato di lei da quando aveva dodici anni. L’orrore della violenza e dell’incesto, mascherato fino ad allora dal paravento di BOB, esplode in tutta la sua soffocante evidenza, e la sua mente non lo può più cancellare.

Il taglio su Laura che si dispera è efficace. Nello script la scena però continuava, con una figura ricorrente nel cinema di Lynch: una vicina ha notato la scena…

	Laura è in terra, piange. Dietro di lei, sul marciapiede, una vicina l'ha notata.

				   VICINA
			Laura...

	Un'inquadratura ravvicinata rivela quanto Laura sia sconvolta.

				   VICINA
			Che...  Laura tutto bene?

	Laura si gira in maniera che la vicina non possa vedere le lacrime. La
	donna fa un paio di passi avanti, dal marciapiede sul prato dei Palmer.

				   LAURA
		       (cercando di ricomporsi)
			Sì è che...  ho perso la mia collana...  deve essermi
			caduta.

	Laura fa finta di aver trovato il suo mezzo cuore nell'erba. Mima il gesto
	di rimetterselo al collo, dove è sempre stato.

				   LAURA
				(goffamente)
			Oh, eccolo qui.

	La donna ritorna sui suoi passi. 

				   VICINA
			Beh, sono contenta che tu l'abbia ritrovata, tesoro.

	Lentamente, Laura si alza e torna verso la casa - lasciando il quadro di
	Mrs. Tremond nell'erba.

CASA DEI PALMER - ESTERNO

	Laura è ferma davanti a casa sua. Terrorizzata.

CASA DEI PALMER - INTERNO

	Niente Bob. Laura tende l'orecchio... ascolta la casa... ferma all'ingresso.

SOGGIORNO

	Laura ascolta.  E non sente niente.

SCALE

	Si ferma sotto la ventola poi lentamente sale le scale verso la sua
	camera.

LA STANZA DI LAURA

	Niente Bob in camera. La cassettiera è tornata al suo posto. 

NEI PRESSI DELLA CASA DEI PALMER - ESTERNO GIORNO

	Laura corre sul marciapiede.

In queste ultime scene capiamo che Laura si aggrappa disperatamente all’idea che BOB sia ancora in casa e che il fatto che il padre sia uscito subito prima sia solo una coincidenza. Naturalmente BOB non c’è più. Naturalmente non è una coincidenza.

Laura corre a bussare alla porta di Donna. Ha bisogno della sua migliore amica.

14. Best Friends

mp - doc H

Una scena molto bella. Notiamo innanzitutto l’elegante parallelismo (consapevole o meno) che Lynch instaura tra l’entrata in scena del padre di Laura (nell’altro missing piece analizzato sopra) e l’entrata in scena del padre di Donna. Entrambe molto teatrali: i padri arrivano da “dietro le quinte”. Il dottor William Hayward (interpretato dal padre di Mark Frost, Warren Frost, per la cronaca) tenta di fare un trucco di magia (far apparire una rosa rossa da sotto un fazzoletto) ma non gli riesce. Entrambi i padri fanno quindi i “buffoni”, mettendo in imbarazzo (ma anche facendo ridere) le figlie – come Leland con l’ascia e la “lezione” di norvegese nella scena precedente.

Mentre la mamma di Donna, Eileen, offre i suoi muffin ai mirtilli (fatti ovviamente in casa, e con sette mirtilli per muffin, ci tiene a precisare orgogliosa), il dottor Hayward non riesce a leggere una sua ricetta (un dottore che non riesce a decifrare la sua stessa scrittura, altra mini-gag). Lynch inserisce a questo punto un bel tocco, non presente in sceneggiatura. Donna dice qualcosa all’orecchio del padre, suggerendogli praticamente di dire: «Non è una ricetta. È un messaggio segreto per Laura: “Gli angeli ritorneranno. E quando vedrai quello che dovrà aiutarti, piangerai di gioia”». Laura torna a sorridere, sorpresa e grata. È ormai evidente una cosa: Lynch ha inserito il leitmotiv degli angeli durante le riprese. Questo scherzo, questo messaggio d’amore tra migliori amiche fatto con la complicità del papà di Donna, è un momento non solo tenero ma, col senno di poi, anche commovente, perché anticipa il finale del film.  È però un momento (sottolineato dalla musica di Badalamenti) che dura poco: suona il telefono. È il padre di Laura. Le dice che è tempo di tornare a casa per cena. Lo sguardo finale di William vale la scena: è come se sapesse che qualcosa non va in quella famiglia, ma come tutti se ne sta zitto. Sembra di sentire le parole di Bobby al funerale di Laura: «Tutti sapevamo che era nei guai ma non abbiamo fatto niente! Tutti voi, gente per bene. Volete sapere chi ha ucciso Laura? Siete stati VOI! Tutti noi…”

Laura arriva a casa tremante. Ormai sa che BOB è suo padre (o meglio controlla/possiede suo padre). È il momento della cena terrificante di cui abbiamo già parlato. Leland, succube di BOB, sgrida Laura per un’unghia sudicia e fa una scenata di gelosia per la catenina col mezzo cuore. Sarah tenta di intervenire: «Non le piace quando fai così, Leland!». Laura si rintana in bagno a pulirsi ossessivamente le mani e a piangere. Prima di andare a dormire, vediamo la faccia di Leland passare dal ghigno al rimorso. BOB se n’è andato, per il momento (vogliamo parlare anche di quanto sia bravo Ray Wise?). Leland si mette a piangere.  Bussa alla stanza della figlia e le dice che le vuole bene.

La scena dell'unghia sporca a cena

Prima di mettersi a letto Laura vede con gli occhi della mente il quadro di Mrs. Tremond sul prato. Si ricorda di averlo lasciato lì. Lo va a prendere e lo appende (in sceneggiatura c’è tutta una scena in cui lei lo cerca in giardino di notte, nel film se la cava con una dissolvenza incrociata) Si addormenta. Abbiamo già detto che Lynch, come ama raccontare, iniziò la carriera cinematografica spinto dall’impulso di voler creare “quadri in movimento”. Non stupisce quindi che ci troviamo, nel sogno, all’interno del quadro. Dietro la porta c’è un’altra stanza. Mrs. Tremond indica un’altra porta ancora, dietro la quale il nipote di Mrs. Tremond fa schioccare le dita, scatenando delle fiamme fuori campo. Nella sceneggiatura lui sta carezzando un’immaginaria sfera che poi si materializza sottoforma di anello di fuoco, tramite cui entriamo nella Loggia Nera. Nel film, ci sono solo le fiamme fuori campo ed entriamo nella Loggia con una semplice dissolvenza. Dale Cooper e The man from another place parlano. Il Nano dice a Cooper: «Sai chi sono io? Io sono il braccio, e suono così…» e, agitando una mano davanti alle labbra, emette quello che sembra l’urlo di un indiano d’america (indicato proprio così in sceneggiatura: an Indian Whooping sound). È lo stesso suono che possiamo udire quando Dale Cooper nella prima parte del film è nel parcheggio delle roulotte. Poi il Nano prende l’anello con il simbolo della caverna dei gufi e lo solleva, guardando in camera, come se lo stesse offrendo a Laura. Anche Dale Cooper guarda in camera e dice: «Non prendere l’anello, Laura… Non prendere l’anello…»

fire-walk-with-me-nel-quadro

15. I’m the muffin / The ring

MP - LOGGIA

La prima parte della scena (I’m the muffin) riguarda una coda di poco conto della scena Best Friends. The ring è sostanzialmente una versione estesa dell’apparizione di Cooper nel sogno di Laura. Ma è un sogno o una visione dal futuro? Quanto sa Cooper dell’anello? L’angolazione da cui ci viene mostrata la scena è diversa rispetto a quella usata nel film (un’inclinata dall’alto verso il basso), tutto succede più lentamente, e c’è un’interessante aggiunta al dialogo. Il Nano infatti chiede a Dale (domanda retorica? Indovinello? Suggerimento?): «È il futuro o è il passato?». Quando abbiamo a che fare con la Loggia Nera, le coordinate spazio-temporali si fanno fluide e non lineari. Potremmo essere noi o anche altri, essere in due posti contemporaneamente, il rapporto causa ed effetto potrebbe essere invertito, così come il futuro seguire il passato, e potremmo associare a volti conosciuti personalità e identità diverse rispetto a quelle reali (tutte cose, a pensarci bene, che avvengono continuamente quando sogniamo). Quello che vediamo nella scena sembra il Dale buono intrappolato nella Loggia (nel futuro) che cerca di avvertire Laura (nel passato).
The ring and the armPerché le dice di non prendere l’anello? Nella terza parte della guida abbiamo provato a fare il punto di cosa sappiamo riguardo all’anello. Ricapitoliamo, anche se non è semplice. L’anello – forse ricavato dal famoso tavolo di fòrmica intravisto nella scena sopra il “convenience store” (verde è il suo colore) - sembrerebbe avere la funzione di evitare a chi lo indossa il possesso da parte di BOB in quanto “isola” dall’elettricità. La fòrmica infatti nella sua prima forma era utilizzata come isolante elettrico, e le entità della Loggia paiono avere qualcosa a che fare con l’energia elettrica, forse rappresenta per loro una sorta di mezzo di trasporto – in casa dei Palmer per esempio un luogo “elettrico” in cui si manifesta la presenza di BOB è sicuramente la ventola, come vedremo poco più sotto… Scegliendo di indossare l’anello Laura dunque resisterebbe alla possessione da parte di BOB (e infatti la sua “anima” si salva, come sembra suggerire il finale di FWWM); una scelta coerente con il desiderio che Laura stessa ha espresso al suo amico Harold: se BOB vuole essere lei o ucciderla, lei preferisce morire. Eppure Dale Cooper le chiede di non indossarlo. Forse perché, non potendo più possederla, BOB deciderà di ucciderla, e Dale spera di poterla in qualche modo salvare alterando il passato? Forse perché il Cooper buono non ha compreso pienamente il significato dell’anello? Beh, neanche noi, se è per questo. Come abbiamo già avuto modo di osservare, queste ipotesi vanno infatti incontro ad alcune lacune e contraddizioni: se Teresa, altra vittima di BOB, indossava l’anello, perché Maddy non lo indosserà? Perché Desmond, toccando l’anello, semplicemente scompare? È l’anello il “qualcosa” che Phillip Jeffries (David Bowie) trova nell’appartamento di Judy a Seattle? Per questo scompare anche lui? Alcuni fan pensano che questo sia dovuto a una differenza fondamentale: un conto è se l’anello viene offerto dalle entità della Loggia, un altro conto se questo viene semplicemente ritrovato… Eppure l’infermiera alla fine lo sottrarrà dalle mani di Annie e non scomparirà… Tante domande e nessuna risposta del tutto convincente. E no, non parleremo di Judy. Tantomeno oggi.

Laura si sveglia e si trova accanto una donna insanguinata. Noi sappiamo (visto che si tratta di un prequel abbiamo già dato uno sguardo al futuro) che quella è Annie. Non sta particolarmente bene. Annie dice a Laura: «Sono stata con Dale e con Laura. Il Dale buono è nella Loggia e non può uscire. Scrivilo sul tuo diario»Il bello è che Laura non si scompone alla visione. Si spaventa soltanto dopo, quando si gira e non trova più Annie nel suo letto! Perfette assurdità oniriche. Infatti Laura sta ancora sognando (e si ritrova l’anello in mano, la qual cosa la fa uscire di testa). Ma la mattina si sveglia (stavolta per davvero) e anello e cadavere non ci sono più. Si alza e stacca il quadro dalla parete.

annieDice Lynch a proposito dell’apparizione di Annie: «Sebbene non ami parlare di ciò che faccio, su quella scena, che è poi quella in cui Annie compare improvvisamente sul letto di Laura, una cosa devo pur dirla. Tutto ciò avviene prima che Laura venga assassinata e quindi prima che Coop sia giunto a Twin Peaks. Annie appare coperta di sangue e con addosso lo stesso identico vestito che porta allorché, nella serie, di trova con Cooper nella Stanza Rossa, cioè nel futuro. Dice a Laura: Il Dale buono è nella Loggia. Scrivilo sul tuo diario. E io so che Laura ne ha preso nota, in un angolino del suo diario. Ora, se la serie di Twin Peaks fosse proseguita, qualcuno avrebbe potuto ritrovare quel diario. E la reazione sarebbe stata: “Cosa? Ma se Cooper non era nemmeno arrivato in città!”. È come se nel 1920 qualcuno avesse fatto il nome di Lee Harvey Oswald, e soltanto in seguito si fosse capito tutto. Speravo davvero che ne sarebbe uscito qualcosa, e poi mi piaceva l’idea che la storia andasse avanti e indietro nel tempo». (Chris Rodley, op. cit.)

Una dichiarazione molto interessante, soprattutto per quanto riguarda le possibili implicazioni di quest’idea nella terza stagione… Anch’io spero che ne sia uscito qualcosa.

La mattina dopo il sogno, nello script, c’è questa scena con James:

       CASA DEI PALMER - ESTERNO GIORNO

	Inquadratura della casa.

	Sullo schermo leggiamo:

		       "SABATO - CINQUE GIORNI PRIMA"

	James arriva sulla sua moto. Suona e poco dopo Laura esce e lo raggiunge.

				   JAMES
			Dove sei stata ieri notte? Dovevamo stare
			insieme. Non ti sei fatta vedere.

				   LAURA
			Tu dovevi farti vedere. Forse io
			no.

				   JAMES
			Dovevamo stare insieme.

				   LAURA
			Come posso stare insieme se
			io non sto insieme?

				   JAMES
			Sei fatta di nuovo, vero?

				   LAURA
			James...

				   JAMES
			Quando potrò vederti?

	Leland si affaccia dalla porta di casa. Guarda verso Laura e James.
	Laura riesce a sentire che li sta fissando.

				   LAURA
			Devo andare.

	James la guarda ancora per un attimo poi avvia la moto e sgomma via.

	Laura torna alla porta, suo padre è ancora lì fermo in piedi.

				  LELAND
			Chi era quello?

				   LAURA
			Un amico. Un compagno di scuola.

				  LELAND
			Un amico speciale?

	Laura fissa il padre, occhi negli occhi per un momento. Poi lo supera e sale le scale.

16. Bob speaks through Laura /Blue Sweater

Se The Palmers per me è il taglio più dannoso che FWWM ha subìto da un punto di vista emotivo, questa è una delle mie scene preferite dal punto di vista visivo, e non è nel film. Laura passa sotto il ventilatore e sente la voce di BOB, che dice una cosa davvero strana: «Voglio assaporare attraverso la tua bocca…» All’inizio Laura prova a resistere, poi si accascia con la schiena appoggiata alla parete e lentamente, molto lentamente – la chiave della scena è tutta qui: molto len-ta-men-te – viene posseduta da BOB. Una scena così inquietante che non può essere descritta a parole, quindi ve la (ri)faccio vedere:

Il sorriso di Laura che impercettibilmente si “trasforma” in quello di BOB è terrificante, una “sovrimpressione” fatta solo tramite la recitazione; è chiaro che Sheryl Lee segua le indicazioni di Lynch con cieca fiducia,  e qui si dimostra (come nel resto del film) bravissima.

Smile_Laura_Palmer_BOB

 

L’inquietante faccia “posseduta” dal sorriso anticipa alcuni esperimenti con i volti degli attori (deformati, inquadrati in maniera troppo ravvicinata ecc.) che Lynch farà in INLAND EMPIRE. Dove anche Laura Dern si accascia con la schiena appoggiata alla parete in preda alle sue visioni.

Laura Palmer e Laura Dern sedute con la schiena al muro in trance

 

Leggendo lo script, capiamo che abbiamo di nuovo a che fare con le “intuizioni” che Lynch ha mentre gira, perché la scena scritta è diversa e infinitamente inferiore:

LE SCALE - INTERNO GIONO

	Il ventilatore compie il suo lento giro mentre Laura sale le scale.

				VOCE DI BOB
			Laura.

	La testa di Laura scatta in direzione del suono.

				   LAURA
			No...  No, vattene.

				VOCE DI BOB
			Sono felice che lasci che ti parli. Di
			solito non lasci che ti parli.

				   LAURA
			Vattene via.  Non sto parlando con te.

				VOCE DI BOB
			Ti voglio.

A questo punto (in entrambe le versioni, quella girata e quella sul copione) la mamma di Laura la chiama e lei sussulta, di nuovo se stessa. Sarah è alla ricerca del maglione blu (blu, guarda caso). Il maglione è scomparso un’altra volta. L’ha preso di nuovo lei? Laura, ancora sconvolta, le dice in maniera un po’ brusca: «Mamma… che vestito hai addosso?». Sarah si accorge di stare indossando proprio il maglione che cercava. La sua reazione è inaspettata: si spaventa. Teme di avere una ricaduta di qualche tipo. Sullo script Laura la consola dicendo esplicitamente: «Mamma… tranquilla… non avrai un altro esaurimento…». La abbraccia. Sarah piange: «No,  no… this can’t be happening»… Questa è la sua battuta sullo script. Ma nei Missing Pieces dice una cosa diversa. Nei Missing Pieces dice:

				   
			It is happening again... It is happening again...

E giù brividi.

Happening again

 

Alla prossima puntata.

 

Trovate la prima parte della guida qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (1 DI 6)

La seconda parte qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (2 DI 6)

E la terza qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (3 DI 6)

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19 comments

  1. Sorry ,per l’errore nel post sopra ovviamente intendevo “me stesso astrale”, errore di battitura , calcolando l’ora in cui l’ho scritto, ero ancora nel mondo dei sogni. :)

  2. Sono sempre io, Alessandro e volevo raccontare la storia di un’ “esperienza” che ho avuto in passato legata al metodo tibetano e alla meditazione trascendentale, quando di questa “roba” non ne capivo un tubo.
    Tutto è iniziato qualche tempo prima, quando andavo alle medie, non vi dico dove perché non voglio creare polemiche con chi ora dirige quella scuola, ma vi dico che mi sentivo come Desmond a Deer Meadow.
    In una scuola del genere mi sembrò quasi una lungimirante stranezza avere un breve corso di meditazione tibetana del “sogno vigile”, ossia come controllare consapevolmente il nostro inconscio mentre sogniamo. Il professore di questo breve ma intenso corso doveva avere un nome come PierPaolo o PierDavide, è stato quando facevo le medie e non comprendevo appieno quello che il corso voleva insegnare, come molti della mia età pensavo : “Che figo, posso trasformarmi in dio nei miei sogni. Fare ciò che voglio!”…
    Ma il metodo tibetano vuole la purezza dello spirito attraverso il cammino spirituale e la meditazione, senza arrogarsi diritti di nessun tipo, senza alcuna superbia. Forse è anche questo che nel tempo mi ha offuscato la memoria di quel nome, che ho cercato e cerco ancora disperatamente per avere risposte ( se qualcuno sa di chi sto parlando gliene sarei veramente grato, sono anni che le mie ricerche mi conducono a vicoli ciechi).
    Disse che ci sono tre fasi, sdraiarsi e rilassarsi svuotando totalmente la mente attendendo il sonno, ripetendo a se stessi una frase, un codice di cui solo noi possiamo comprendere il significato e di non rivelarlo a nessuno. Deve avere a che fare con un’oggetto appartenente ad una persona che significa molto per noi, ovviamente anche l’oggetto appartenente a quella persona deve avere un particolare significato per quella persona e quindi per noi, un significato legato a ricordi significativi. Ed ecco che qui sfumano i miei ricordi, avete presente quando sogniamo una persona a noi cara che non c’è più e nel sogno ci dice di fare buon uso di una sequenza di numeri, il tempo passa e non mi ricordo più se si trattava obbligatoriamente di avere una parole chiave legata ad un oggetto che era appartenuto ad una persona cara che non c’è più, fatto sta che la mia parola chiave era legata ad una persona che non c’era più. Feci molti tentativi all’epoca, ma ero ragazzino e ogni tentativo fu vano, le settimane passarono il corso finì ma fortunatamente avevo il quaderno dove avevo appuntato tutti i passaggi, le tre fasi erano descritte ampiamente così provai e riprovai ma niente. Con il passare del tempo gettai la spugna e solo apparentemente col tempo me ne dimenticai.
    Diversi anni dopo mentre prendevo il treno per tornare a casa, incontrai quel professore ma mi era impossibile avvicinarmi a lui perché il treno era stracolmo di gente, con il senno di poi avrei preferito farmi largo a spintonate visto che ad oggi le mie ricerche non hanno portato ad alcun risultato. Mi tornò in mente “il sogno vigile”, corsi a casa a cercare il quaderno ma negli anni è andato perduto come l’Anello o il Corno di Eld. Pensai di rintracciare il professore sul web ma non ricordando bene il nome non produsse alcun risultato, neanche accostato al metodo tibetano, alla meditazione trascendentale, al sogno vigile, quello che mi ricordo è che disse di essere stato in Tibet e in molti monasteri buddhisti, e li aveva imparato a praticare la meditazione. So che tra il 2004-2005 stava scrivendo un libro riguardo la pratica del “sogno vigile” ma cercando non ho trovato risultati che mi riconducessero a lui. E so che era appassionato a film come Matrix e Il Signore degli Anelli ( presumo quindi che a abbia letto la saga della Terra di Mezzo di Tolkien) c’è li fece guardare e li collegò alla pratica del “sogno vigile” nella sua lezione.
    Ora dopo averlo rivisto ma non potuto salutare, e dopo aver cercato disperatamente il quaderno con tutti gli appunti riguardanti le sue lezioni decisi di studiare su internet ( mai errore fu più grande), cercai di ricordare quello che potevo in merito ai passaggi da lui descritti e scelsi il giorno in cui avrei messo in pratica la meditazione. Mi ricordo che continuavo a ripetere la frase mentalmente, la frase mi avrebbe condotto al sonno e poi mi avrebbe svegliato in esso, quel Prof. disse che ti accorgi di essere sveglio nel tuo sogno attraverso un’ulteriore messaggio che ti fa capire che in quel momento puoi gestire il tuo sogno, ma puoi controllarlo solo per poco. Mi addormentai con quelle frasi ripetute mentalmente, è una fase necessaria ma poi ti svegli all’interno del tuo sogno, ma non mi sveglia in esso, bensì mi svegliai per davvero, sena fiato, sentivo una pressione sul torace, come una mano invisibile e pesante che mi premeva sul petto tenendomi schiacciato sul letto. Ero pervaso da formicolii come di elettricità in tutto il corpo, provando la spiacevole sensazione di essere paralizzato. Ma qualcosa al contempo si era come distaccato da me ( oggi lo chiamerei corpo astrale) perché avevo la visuale della stanza sia da sdraiato che da sollevato dal letto, avete presente l’effetto ottico creato quando muovete velocemente la mano su e giù, sembra quasi di vedere due mani, ora immaginate la stessa cosa solo su una persona sdraiata al letto e ovviamente non era un effetto ottico, le scariche elettriche si spostavano velocemente dal mio corpo al corpo astrale, a volte ero più cosciente in un corpo piuttosto che in un altro ma ero sempre presente in entrambi. la cosa più assurda è stata quando il mio corpo astrale si è voltato a guardarmi sorridendo, ero io che ero sospeso sopra me stesso e una parte di me aveva voluto girarsi e guardare se stessa, ma era una parte di me di cui non avevo il totale controllo, il me sesso astrale continuò a guardarmi sorridendo minaccioso. Poco a poco la pressione sul mio petto è diminuita, i formicolii e quella sensazione di paralisi ed elettricità a poco a poco sono svaniti e poco a poco il corpo astrale è ridiventato un tutt’uno con me. Ho ripreso fiato mi sono guardato intorno spaventato e per capire se ero in un sogno mi sono dato un pizzico forte sul braccio, sentivo dolore, ero sveglio, quando era accaduto ero sveglio, con il cuore che batteva all’impazzata mi sono alzato, ero un lago di sudore…
    Da quel giorno ho capito che non bisogna per alcun motivo giocare con ciò che non si può comprendere, è come decidere di fare prima il tetto e poi le basi, non ha alcun senso.
    Anni dopo l’accaduto e dopo la fine della Serie TV Lost, sconfortato cercai una serie TV che fosse altezza, e mi addentrai nei boschi di Twin Peaks e mi si aprì un mondo “Lynchiano”che mi aiutò a capire che gran parte del merito di una “pietra milare come Lost è dovuto a Lynch, Frost e il loro estro creativo . All’interno della serie ho ritrovato molti tasselli importanti delle lezioni di questo Prof. e molte analogie in questa iconica frase pronunciata da MIKE :“Nell’oscurità di un futuro passato il mago desidera vedere. Non esiste che un’opportunità tra questo mondo e l’altro. Fuoco, cammina con me”.
    1. Nell’oscurità di un futuro passato: In un sogno la normale concezione del tempo e dello spazio viene alterata, in un sogno inoltre ci addentriamo nell’oscuri recessi della nostra mente.
    2. Il Mago desidera vedere: Colui che mette pratica questo tipo di meditazione può anche essere definito mago o alchimista e naturalmente in questo caso desidera vedere nell’oscurità di un futuro passato, ossia nel sogno.
    3. Non esiste che un’opportunità tra questo mondo e l’altro. Fuoco cammina con me: Per il mago l’unica opportunità sta nel cercare la sua parola chiave, che illuminerà il suo viaggio nel mondo dei sogni e degli spiriti.
    Ho confrontato quest’idea con molte culture e devo dire che ho trovato dei riscontri incredibili, riscontri che dopo la mia esperienza extra-corporea mi hanno fatto scorrere brividi lungo la schiena, senza contare che ho trovato molto in comune con il quadro che Laura appende nella sua cameretta, lo scambio di sguardi che c’è stato tra Laura sdraiata al letto e la Laura all’interno della Loggia che lascia la porta socchiusa la trovo da brivido per l’esperienza che ho vissuto di sentirmi sdoppiato in due parti, così come la scissione dell’anima all’interno della Loggia dell’io buon e l’io ombra.

  3. Un vero peccato che non possa leggere i due ultimi capitoli!
    Hai fatto un grande lavoro, sarei stato curioso di leggere la tua analisi sino in fondo.

    1. Ho appena finito di scrivere Il mio secondo dizionario delle serie tv cult, che mi ha tenuto un po’ impegnato :-) Ora sono tutto per Twin Peaks. La novità è che sicuramente la quinta e la sesta parte usciranno prima del 21 maggio! ;-)

      Grazie, vandermeer, per la domanda e per l’attesa

        1. Ci sto lavorando – è sempre e solo il tempo che manca! Approfitto di questo appello per ringraziare tutti i lettori che continuano a chiedermi di finire la guida ai Missing Pieces con una costanza e una frequenza che non avrei mai creduto. Quando il proprio lavoro è apprezzato e atteso è sempre la migliore ricompensa. Grazie di cuore

  4. Gran bel lavoro Matteo, vorrei darti un piccolo input su cui riflettere …
    in relazione a chi potrebbero essere questi Gufi (i gufi non sono quello che sembrano) in questi giorni sto rivedendo la prima stagione di X-Files ed in una puntata si parlava di Gufi, o meglio in USA la guardia forestale viene chiamata in gergo “Gufi” dagli ecologisti a salvaguardia della sopravvivenza delle foreste del Nord America, ….. che Lynch abbia fatto un pensierino a proposito? Che ne pensi Matteo?

    1. Grazie, Leonardo!
      Penso che è un’intuizione molto interessante. Twin Peaks credo sia pieno di suggestioni di questo tipo, non spiegazioni univoche, ma pozzo da cui Lynch e Frost hanno attinto, consapevolmente o anche inconsciamente, per la costruzione del loro mondo e della loro mitologia.

  5. Questa guida è fantastica, piena di riferimenti per me sconosciuti e dettagli da brividi. E scritta molto, molto bene: grazie di averla condivisa. Non vedo l’ora di leggere il seguito.

  6. Bellissima quarta parte, come al solito è valsa l’attesa.
    Nella scena dove Mike e Bobby dicono insieme ”Mike is the man!” a me è venuto in mente il tizio nell’albergo che urla a Jeffries ”Are you the man.” non c’entra nulla ma ci ho pensato. La parte con Laura e James è strana perché è un dialogo bizzarro e Laura usa quell’espressione che non dovrebbe essere propria di una ragazza della sua età negli anni 80/90, del resto che Twin Peaks si collochi fuori dal tempo è chiaro anche nella serie televisiva, poco tempo fa qualcuno mi faceva notare che la cartolina che James manda a Donna riporta un timbro con la data 1973. Il Tacchino è sostanzialmente un animale che si ”sacrifica” nelle feste quindi non è stranissimo che Laura lo riferisca a se stessa la scena dopo con Bobby invece è bizzarra per un particolare: Laura gli sorride e la rabbia di Bobby sfuma, gli sorride in un modo molto simile al sorriso che le compare sul volto quando è sotto la ventola, sorride come avrebbe sorriso BOB. Nelle scene ”in famiglia” Lynch contrappone la normalità alla follia. Sarah secondo me sa che in casa sua c’è qualcosa che non va ma come dichiara Lynch in una delle interviste in ”Io vedo me stesso” non sa come affrontare la cosa. Se quello che pensa fosse vero distruggerebbe tutto e se anche non fosse vero distruggerebbe comunque tutto, quindi vive in una sorta di compromesso dove tutti mentono. Quando dice a Laura che deve dirle sempre la verità c’è tra le due qualche secondo di silenzio imbarazzato. La scena coi Tremond è una figata pazzesca, ho riflettuto su cosa possa rappresentare la Signora Tremond e credo che se c’è una gerarchia di qualche tipo lei potrebbe essere uno psicopompo, di fatto quello che fa anche nel sogno di Laura è indicare la strada, gli psicopompi accompagnano le anime nell’aldilà. Nel sogno le indica la strada da seguire inoltre lo psicopompo è sempre affiancato da una divinità, in questo caso un’entità, superiore che potrebbe come definizione calzare bene a Pierre che sembra avere in un certo senso un ruolo di comando. L’anello è la grande incognita, io spero che nella terza stagione scopriremo finalmente qualcosa su questo anello, Lynch può tenersi tutti gli altri misteri ma l’anello deve spiegarmelo perché ci divento matta. Se quella fosse una visione del futuro o come dici tu le dice di non prenderlo perché pensa che cambiando il passato forse si possa salvare Laura oppure, e a questo ci ho pensato quando scrivi delle identità che si confondono nei sogni, quello non è Cooper. La scena sulle scale sono d’accordo con te che è stato un taglio infelice ma in FWWM qualsiasi taglio è stato un po’ infelice tipo le scene a casa degli Hayward, era tutto incastrato alla perfezione persino la rosa che il dottor Hayward fa sparire poi riappare.
    Secondo me ci stava anche il dialogo nello script, quando Laura è sotto la ventola, personalmente lo avrei lasciato perché fa capire ancora di più come BOB sia sempre più vicino, nel diario Laura rifiuta di credere che sia reale e che possa comunicare con lei e lo respinge sempre qui in un certo senso ha una ”caduta” come a casa di Harold quando la sua faccia diventa bianca, stesso effetto nella serie per Windom quando comincia ad avvicinarsi alla Loggia… Direi che ho delirato sufficientemente qualcosa avrò scordato ma pazienza, tutto questo per dirti che mi piace molto questa tua guida che offre tantissimi spunti di discussione, non farmi attendere troppo per la prossima parte. ;)

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