‘Twin Peaks: The Missing Pieces’ – Guida alla visione (1 di 6)

di Matteo Marino
11 marzo 2015

Le abbiamo richieste e attese per più di vent’anni, le scene eliminate di Fuoco cammina con me rimaste nel cassetto, recuperate e montate dallo stesso Lynch in un contenuto speciale a se stante intitolato The Missing Pieces, inserito nel cofanetto Blu-Ray di Twin Peaks uscito quest’estate. Per cui questi pezzi mancanti – e stiamo parlando di ben 90 minuti completamente inediti, un mini-film di David Lynch mai visto prima – meritano più di una visione, e un’analisi approfondita. Ho fatto (abbiamo fatto, vero?) la prima cosa e proverò a fare la seconda, con tante curiosità e teorie, il telecomando del Blu-ray in una mano (la mia fedele PS3, a dirla tutta) e la sceneggiatura originale di Fire Walk with Me nell’altra. Per non lasciarmi sfuggire niente. E se mi sfugge qualcosa, spero di poter contare sul vostro aiuto nei commenti. Perciò benvenuti nella mia personale guida alla visione delle scene eliminate. Benvenuti (o, se siete già lettori del sito, bentornati) oltre la tenda rossa. Come al solito farò del mio meglio per tenerla scostata.

Ovviamente, QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER.

ISTRUZIONI PER L’USO

Prima di scendere nel particolare, vediamo com’è strutturata questa guida.

Si può leggere in quattro modi.

N.B. Le scene mai girate, quindi presenti solo nello script, o girate con sostanziali differenze,  sono riportate e commentate in rosso.

1. Se dovete ancora vedere (o volete rivedere) The Missing Pieces, potete leggere le parti in corsivo, che costituiscono un riassunto di Fuoco cammina con me fino alla scena eliminata, quindi selezionare la scena eliminata sul Blu-ray (nell’articolo è indicata con numero e titolo) e, una volta vista, tornare qui a leggere l’analisi. Poi proseguite con il riassunto successivo del film, guardate la nuova scena e così via. In questo modo avrete sempre un’idea del punto in cui siete rispetto al film, e ci saranno collegamenti da fare, differenze con la sceneggiatura da notare, teorie da verificare e particolari che sono sempre stati lì ma che magari prima ci erano sfuggiti.

2. Il secondo modo per leggere questa guida è guardare The Missing Pieces per intero e poi tornare qui per ricollocare tutti i pezzi e scoprire tutte le curiosità. O magari avete già visto le scene eliminate e siete qui proprio per questo, per cui prego, accomodatevi.

3. C’è anche un terzo modo per leggere quest’articolo, e cioè leggerlo tutto prima di vedere The Missing Pieces. In questo caso, sappiate che qui è pieno zeppo di SPOILER. A vostro gusto e pericolo.

4. In verità, e per amore di completezza, c’è anche un quarto modo per leggere quest’articolo, e cioè leggerlo prima di aver visto Fuoco cammina con me o addirittura senza aver visto niente di Twin Peaks. A parte la confusione che ne ricavereste, vi rovinereste qualcosa di bello. Quindi correte a guardare (nell’ordine) la serie tv e Fire Walk with Me, poi tornate qui e scegliete uno dei primi due modi sopra descritti per godervi al meglio questa guida.

Lucy Moran sarebbe fiera di me per quest’introduzione!

Pronti? Si parte.

Guida alla visione (parte 1 di 6)

Davanti a un’agitazione corpuscolare grigio/azzurra scorrono i titoli di testa. Scopriamo pian piano con uno zoom all’indietro che si tratta della “nebbia” di un televisore. All’improvviso un’accetta o una barra di ferro cala sull’apparecchio e si sentono le urla strazianti di una donna.

La (fantastica) scena del televisore non è presente nello script.

Deer Meadow, 1988. Avvolto nella plastica e alla deriva nell’acqua, viene ritrovato il cadavere di Teresa Banks, una ragazza di neanche diciassette anni. Il capo regionale dell’FBI Gordon Cole (David Lynch) manda a investigare Chester Desmond (Chris Isaak) e Sam Stanley (Kiefer Sutherland).

Qui c’è la prima piccola differenza tra film e script a livello di dialoghi. Nella telefonata con cui Gordon Cole chiede a Chester Desmond, che in quel momento si trova a Fargo, di recarsi da lui a Portland, c’è anche il seguente scambio di battute (la parte di Cole è tutta in maiuscolo perché, come sappiamo, a causa della sua sordità parla a voce molto alta):

				   COLE
			HO UNA MAPPA DEI DINTORNI DELLA
			RISERVA INDIANA DI YAKIMA CON IL
			TUO NOME SOPRA. FARESTI MEGLIO A
			PORTARTI UNA CANNA DA PESCA.

				  DESMOND
			Qualcosa puzza di pesce, eh?

 

Forse qui abbiamo un primo assaggio del famoso codice di Gordon di cui parleremo subito sotto. “Pole”, che ho tradotto con canna da pesca vista la frase successiva, in realtà in originale ha diverse accezioni tra cui, come nota Roberto Manzocco nell’imperdibile “Twin Peaks. David Lynch e la filosofia” (Mimesis), quella di “palo dell’elettricità” (utility pole). Ce ne sarà uno inquadrato misteriosamente molte scene più in là. Ci torneremo su. 

Gordon Cole presenta Desmond a Stanley precisando che Desmond “ha un suo originale M.O., modus operandi, latino”. Una donna vestita di rosso di nome Lil trasmette ai due agenti delle informazioni in codice tramite una grottesca pantomina: faccia corrucciata e occhi che sbattono (significano problemi con le autorità locali), una mano in tasca e l’altra chiusa a pugno (lo sceriffo e il suo vice nasconderanno qualcosa e saranno aggressivi), marcia sul posto e vestito rammendato (le indagini richiederanno molti spostamenti e saranno legate alla droga). Desmond spiega il codice a Stanley, ma si rifiuta di rivelare che cosa significhi un ultimo particolare: la rosa azzurra appuntata sul vestito di Lil.

A questo punto, nello script originale, c’è un dialogo ironico e molto significativo che non viene inserito neanche nei Missing Pieces: probabilmente non è mai stato neanche girato. Significativo perché spiega le motivazioni dietro il codice di Cole. E probabilmente non è mai stato girato perché Lynch pensava di aver già dato fin troppe spiegazioni per i suoi gusti!

 

				  STANLEY
			Che significato aveva la cravatta
			di Gordon?
				  DESMOND
			Cosa? Quello era solo il cattivo gusto
			di Gordon.
				  STANLEY
			Perché non ti ha semplicemente detto
			tutte quelle cose?
				  DESMOND
			Parla a voce molto alta. E adora
			il suo codice.
				  STANLEY
			Capisco... Parla a voce molto alta...

 

Insomma, se vogliamo abbiamo da una parte una spiegazione razionale (poiché Gordon urla, preferisce passare informazioni delicate con questo espediente) e dall’altra un motivo legato all’eccentricità del personaggio (adora il suo codice). Il dialogo può essere anche riferito allo stile criptico di David Lynch stesso (che, ricordiamolo, interpreta Gordon Cole): nei suoi film il significato deve essere interpretato, non viene mai gridato ad alta voce, e c’è sempre una “rosa blu” più misteriosa delle altre.

Una volta alla stazione di polizia, i due agenti saranno trattati, come annunciato, con palese ostilità, ma Desmond, stanco dell’anticamera e delle risate di scherno della segretaria e del suo vice, decide di usare le maniere forti. Facendo pressione sul naso del vice lo costringerà a farsi da parte e riuscirà a farsi ricevere dallo sceriffo. Ottenuta una scatola con gli oggetti personali della vittima e le chiavi dell’obitorio, Desmond e Stanley procedono ad analizzare il cadavere della ragazza, trovando qualcosa che era sfuggito: un pezzetto di carta bianca con sopra stampata la lettera T infilato sotto un’unghia. È inoltre evidente dal segno lasciato su una mano che manca un anello. Non si trova neanche tra i suoi oggetti personali.

1. DESMOND’S MO

La prima scena recuperata si colloca subito dopo l’ispezione del cadavere di Teresa Banks ed è la versione estesa della decisione di Desmond e Stanley di andare a prendere qualcosa da mangiare da Hap’s Diner, il locale in cui la ragazza aveva lavorato per un mese al turno di notte prima di morire. Apparentemente c’è ben poco da dire. Ma qualcosa da dire invece c’è.

Innanzitutto, essendo la prima cosa che ho visto del Blu-Ray, sono rimasto impressionato dalla qualità dell’immagine e dalla straordinaria fotografia notturna, che in parte distraggono dalla stranezza di vedere due agenti dell’FBI uscire da un obitorio rappresentato come un capanno di legno al limitare di un bosco (capanni di legno che evidentemente devono piacere a Lynch, ne ricordiamo tutti molto bene uno in Lost Highway, anche se quello era in mezzo al deserto). L’impressione è quella di vedere un quadro (di ascendenza hopperiana) che si anima, infatti un lungo momento a camera fissa precede l’apertura di una porta e la comparsa dei personaggi sulla scena, a differenza della versione inserita nel film, che inizia con i personaggi già lì al centro dell’inquadratura. Invece nella prima scena eliminata inizialmente c’è questo dipinto e poi la porta si apre, diventa un film.

“I miei film sono come dei quadri filmati: ritratti in movimento fermati su celluloide. Stratifico tutto attraverso il suono per generare un’atmosfera unica. Come se la Monna Lisa aprisse la bocca, sentisse una brezza e si voltasse sorridendo. Sarebbe così strano e meraviglioso” (Lynch secondo Lynch, Baldini & Castoldi).

È risaputo che Lynch studiava da pittore e si è dato al cinema “per far muovere i quadri”, quindi non ci sorprende questa costruzione dell’inquadratura e la scelta di tempi dilatati per la messa in scena. Molte altre scene di Fuoco cammina con me sono ampie inquadrature a camera fissa con un gusto pittorico per la composizione, e non a caso due quadri assumeranno grande importanza per Laura Palmer nel corso del film, si “muoveranno” per lei…

Twin Peaks treesSe quasi tutti sanno che Lynch si dedicò ai film per dotare di suoni e movimenti i dipinti, non tutti sanno che c’è stato un quadro in particolare da cui cominciò tutto. Quale sia questo quadro che ispirò a Lynch la sua vocazione per il cinema purtroppo neanch’io lo so. Ma è Lynch stesso a descriverlo:

“Un giorno mi trovavo all’accademia di belle arti della Pennsylvania (…) circa alle tre del pomeriggio. Avevo un dipinto per le mani, un giardino di notte. Predominava il nero, con piante verdi che emergevano dall’oscurità. Improvvisamente iniziarono a muoversi e udii un vento. Non ero sotto l’effetto di droghe! ‘Che meraviglia!’ Pensai. Così iniziai a chiedermi se il cinema potesse essere uno strumento per far muovere i quadri” (In acque profonde, Mondadori).

Non vi ricorda qualcosa? Io ho una mia ipotesi: l’imma­gine di questa “chiamata del destino”, il momento in cui il cinema è entrato nella vita artistica di Lynch, è diventata, con poche modifiche, l’im­ma­gine iconica e ricorrente di Twin Peaks: le fronde degli alberi mosse dal vento… che a loro volta hanno ispirato, consciamente o no, il verso di una canzone meravigliosa, scritta da Angelo Badalamenti su testo di Lynch per l’ultimo episodio della serie. Mi riferisco al verso “And I see you in the branches that blow / in the breeze” di Sycamore Trees, inserita anche nella colonna sonora di FWWM.

2. SAY HELLO TO JACK

hap's dinerAltra scena estesa. Altro “quadro” che prende vita. Inquadratura classica che stabilisce il luogo in cui si svolgerà l’azione e in cui irrompe prima la luce dei fari e poi l’auto con a bordo Desmond e Stanley. Vediamo dall’esterno l’Hap’s Diner con la sua insegna in primo piano. A differenza delle insegne di Twin Peaks, questa non fa venire voglia di entrare a prendere un caffè e una torta di ciliegie. Si tratta di un’insegna al neon accesa solo per metà (una parte è danneggiata) raffigurante quello che sembra un clown che piange lacrime gialle. Ricorda l’insegna del One Eyed Jacks, ma soprattutto mi ha fatto venire in mente questa inquadratura di INLAND EMPIRE

032clown

 

e quest’altra

029re

Il che mi porta ad un’altra associazione: Lynch descrive il  senso di depressione e rabbia che ha vissuto in una parte della sua vita come un “soffocante costume di gomma da clown”. Lui l’ha sconfitto meditando: “Appena inizi a meditare, il costume da clown inizia a svanire. Ti rendi conto di quanto fosse maleodorante la puzza solo alla fine, quando inizia da andare via. Poi, sparito il costume, sei libero” (In acque profonde, Mondadori).

Mentre le scene ambientate a Twin Peaks comunicano la sensazione di qualcosa di bello insidiato dal male, quelle a Deer Meadow sono caratterizzate da una soffocante sensazione di inevitabilità, tristezza e squallore. Deer Meadow è, intenzionalmente, l’opposto speculare di Twin Peaks. Mentre lì le autorità sono collaborative, e lo sceriffo Truman si dice subito disposto a seguire gli ordini dell’FBI, a Deer Meadow sceriffo e vice mettono i bastoni tra le ruote. Tutto, dai cittadini ai ristoranti, è gradevole e accogliente a Twin Peaks, mentre a Deer Meadow è opprimente. Norma Jennings servirà al Double R Diner dei piatti leggendari, Irene all’Haps Diner ci terrà a sottolineare, caustica, che non ci sono specialità nel suo locale. Insomma, mentre vorremmo tutti, nonostante gli omicidi e i segreti, trasferirci a Twin Peaks, non vediamo l’ora di andarcene da Deer Meadow. Una scelta, questa di costruire un doppio rovesciato di Twin Peaks, che funziona molto bene a tavolino, ma a vederla realizzata rimane un po’ troppo di testa.

Il titolo della scena estesa si riferisce proprio alla calorosa accoglienza che contraddistingue gli abitanti della cittadina di Teresa Banks. Un cartellino appuntato sulla camicia di Jack, il manager del posto (Hap a quanto pare è morto, ma non ha sofferto) dice “Say hello goodbye to Jack”, invitando chiunque abbia a che fare con lui a togliersi velocemente dai piedi. Come farà con Desmond e Stanley, spedendoli a parlare con Irene.

Nello script il cartellino dice semplicemente “Say goodbye to Jack”.

La battuta di Jack su Irene “Il suo nome è Irene, ed è notte, non fatela più lunga di così” è praticamente incomprensibile se non si conosce il riferimento, vale a dire la canzone “Goodnight Irene”. E non fatela più lunga di così, non c’è niente da capire, è come se noi dicessimo “Il suo nome è Gianna e ha un coccodrillo, non fatela più lunga di così”, ma grazie a questo riferimento possiamo ora cogliere lo strano umorismo sottinteso nella scena tagliata successiva, intitolata al contrario “Good morning Irene”. Comunque il ritornello della canzone, perfettamente lynchiana, dice: “Goodnight Irene, Goodnight Irene / I´ll see you in my dreams”…

La scena è dominata dalla lampada che va a intermittenza (nella versione estesa è alla lampada che va la prima inquadratura subito dopo quella dell’insegna dell’Haps’ Diner, e non a Jack). L’elettricità, e soprattutto le luci intermittenti, sono un tema ricorrente del cinema di Lynch, dalla lampadina che disturba l’ispezione del corpo di Laura Palmer da parte di Dale Cooper in Twin Peaks a quella che segnala l’arrivo e il commiato del Cowboy di Mulholland Drive. Per non parlare del logo Lynch/Frost Productions:

Tante le interpretazioni possibili. Quella che va per la maggiore per quanto riguarda il mondo di Twin Peaks vede nell’elettricità un mezzo di trasporto per le entità metafisiche (per esempio gli abitanti della Loggia Nera).

Desmond e Stanley parlano con Irene all’Hap’s Diner. Non è particolarmente comunicativa, ma racconta due cose interessanti di Teresa Banks: la prima è che probabilmente si drogava, la seconda è che, poco prima della morte, si presentò al lavoro per tre notti consecutive con il braccio sinistro completamente paralizzato. Stanley suggerisce di portare il cadavere di Teresa Banks a Portland per ulteriori accertamenti. E questo ci porterà alla famosa scena inedita del “This One’s coming from J. Edgar”. Ma prima…

3. GOOD MORNING IRENE

Una breve scena di passaggio in cui continua la gag del codice di Cole.

				  DESMOND
			Penso che tu e io dovremmo vedere
			l'alba al parcheggio di roulotte.

				  STANLEY
			Mi sta parlando in codice?

				  DESMOND
			No, Sam, intendo esattamente
			ciò che sto dicendo.

Segue un’altra piccola gag (che dà il titolo alla scena): Irene esce dal diner perché ha finito il suo turno, e i due agenti la ringraziano e la salutano (“Good morning Irene” anziché goodnight come nella canzone)  accavallando le loro voci.

Finora abbiamo assistito solo a scene di raccordo non particolarmente significative, anche se ci hanno dato lo spunto per considerazioni spero interessanti. Segnalo però il taglio di montaggio tra la seconda e la terza scena (ricordo che The Missing Pieces è stato rimontato dallo stesso Lynch come un contenuto a se stante), che sarebbe stato per forza di cose impossibile nel film: si passa dalla lampadina che fa le bizze di “Say hello to Jack” all’inquadratura dei tralicci dell’alta tensione all’alba. Il leitmotiv dell’elettricità (e del passaggio dal buio alla luce) continua.

Desmond e Stanley arrivano al Fat Trout Trailer Park, svegliano il proprietario, Carl Rodd (Harry Dean Stanton), non particolarmente contento della levataccia a cui è costretto, e si fanno aprire la roulotte in cui  alloggiava Teresa Banks. In una foto Teresa indossa l’anello scomparso. Verde. Con un disegno sopra. Non si vede molto bene. Carl, dapprima scorbutico, si offre di preparare agli agenti un “Buongiorno America”, un caffè molto forte. All’improvviso ci ritroviamo all’esterno della roulotte e la macchina da presa si avvicina alla porta con uno strano movimento, come fosse mossa dal vento, di cui sentiamo il rumore. Una donna anziana con una borsa del ghiaccio su un occhio e la faccia sporca di qualcosa che sembra fuliggine si affaccia reggendosi a un bastone. Carl sembra intimorito dalla sua apparizione. Desmond le chiede se conosceva Teresa Banks. La donna si mette a tremare e va via. A questo punto c’è la misteriosa inquadratura del palo dell’elettricità di cui parlavamo prima. Sarà lo stesso palo che guarderà con sospetto Desmond quando farà ritorno al parcheggio delle roulotte prima di scomparire.

utility pole

Subito dopo l’apparizione della donna e l’inquadratura del palo, Carl appare molto scosso e, con gli occhi lucidi, dice una battuta non presente sul copione:

				   CARL
			S-Senta, io ho vissuto in molti
			posti, e ora... ora vorrei restare
                        dove mi trovo.

 

Ci sono anche altre piccole differenze nello script in questa scena: qualche dialogo in più (sulla necessità di ingrandire la fotografia di Teresa per scoprire il disegno inciso sull’anello, per esempio), una gag ricorrente che è venuta a cadere (Stanley ha la bizzarra capacità di valutare all’istante il valore del posto in cui si trova e di annotarlo su un bloc notes), e poi tutta una sottotrama che riguarda il vicesceriffo quasi completamente cancellata dal film. Subito dopo la strana vecchia con la borsa del ghiaccio, è infatti proprio il vicesceriffo Cliff ad affacciarsi  nella roulotte. Questa scena rimane solo sul copione, non ce n’è traccia nelle scene eliminate.

				   CLIFF
			Ehi, come sta andando J. Edgar?
				 (a Carl)
			Scommetto avrai apprezzato il modo
			in cui hanno messo fine al tuo riposo,
			eh, Carl? Ti hanno buttato giù dal letto,
                        ci ho preso?
				   CARL
			Stanno facendo solo il loro lavoro.

				  DESMOND
			Cosa ci fa lei qui al parcheggio delle
			roulotte, vicesceriffo?

				   CLIFF
			Forse ci vivo, che ne dice?

				  DESMOND
			Posso chiederle dove si trovava la
			notte in cui Teresa Banks è stata uccisa?

				   CLIFF
			Può dire a J. Edgar che ero a una festa
			e che ho 15 cazzo di testimoni che possono
			confermarlo.

				   CARL
			Forse, se voialtri organizzaste meno feste,
			quella povera ragazza sarebbe ancora viva.

				   CLIFF
			Ma davvero, Mr. Jack Daniels?

				  DESMOND
			Conosceva Teresa Banks?

				   CLIFF
			Mi ha servito un paio di caffè da Hap.
			Questo è quanto.  Ad ogni modo, si
			interroga così un uomo di legge? Potrei
			farle la stessa domanda.

				  DESMOND
			No, non può. 

Dopo che Cliff se ne è andato, Desmond trova in terra nel parcheggio una palla da golf.

Si tratta di un riferimento alle palline da golf di Leland Palmer?

Palmer-living-room-in-Twin-Peaks

	
				  DESMOND
			C'è un campo da golf da queste parti?

				   CARL
			Non nei dintorni, no.  C'è qualche
			club, ma non molti ragazzi con le 
			palle.

	Desmond infila la pallina in una busta di plastica e la porge a Stanley che la mette  via. Torna a rivolgersi a Carl. 

				  DESMOND
			Grazie per l'aiuto, Carl. E scusi
			se l'abbiamo svegliata.

				   CARL
			Meglio così. Stavo facendo un brutto
			sogno. Stavo sognando una barzelletta
			senza battuta finale.

	Desmond e Stanley tornano alla loro macchina.

				  STANLEY
			Non ho potuto fare a meno di notare 
			i suoi sospetti sul vicesceriffo Cliff.
			Pensa davvero che possa essere l'assassino,
			Agente Desmond?

				  DESMOND
			No, non lo è.
			      (dopo una pausa)
			Ma è un coglione.

				  STANLEY
			Già, è come un clown.

 

Ufficio dello sceriffo. Desmond lo informa che porteranno il corpo di Teresa Banks a Portland, e non c’è niente (there’s not a thing) che lui possa fare per impedirlo.

Nel film rimane zitto, nello script risponde.

				   CABLE
			Maybe not _a_ thing, but maybe _two_
			things.

 

Desmond prova a domadare dell’anello di Teresa, ma ottiene in risposta solo un’altra battuta sprezzante.



				  DESMOND
			Sam, va' a prendere il corpo. Sceriffo
			Cable, dove si trovava la notte
			in cui Teresa Banks è stata uccisa?
				   CABLE
		     (flettendo i muscoli delle braccia)
			Il mio alibi è forte come queste
			sbarre di ferro.

	Si frappone fra Stanley e la porta. Cable sorride minaccioso a Desmond.

			     CABLE (continua)
			Cliff mi ha detto che gli avete chiesto
			la stessa cosa. Perché non andiamo sul retro
			a concludere questa discussione?

	Cable esce seguito da Cliff e dalla segretaria che ridacchia.

				  STANLEY
			 (sottovoce a Desmond)
			Quando dice "discussione", come dovremmo
			prenderla, Agente Desmond?

				  DESMOND
			Io non prendo, Sam. Io do.

 

4. THIS ONE’S COMING FROM J. EDGAR

jedgarInsieme a quella interpretata da Jack Nance, più volte citata da Lynch come taglio fatto con rammarico, questa era la scena inedita più famosa prima dell’uscita del Blu-ray. perché alcune foto erano circolate all’epoca della petizione per il rilascio delle parti eliminate. Nonostante sia diventata quasi il simbolo dell’attesa dei fan, e nonostante sia la prima scena bella polposa presente in The Missing Pieces, per i miei gusti non è particolarmente riuscita. Magari a voi è piaciuta tantissimo, fatemi sapere. Insomma, più avanti ci sono scene davvero eccezionali di cui Fire Walk With Me avrebbe giovato, e per me “This one’s coming from J. Edgar” non è tra queste. Però ha la sua ragion d’essere.

L’idea è molto buona. Abbiamo visto come Deer Meadow sia l’opposto di Twin Peaks, ma c’è una cosa che queste cittadine non tollerano: che l’FBI pretenda di rimandare i funerali per fare più accurati accertamenti sui loro cadaveri. C’è comunque un rovesciamento. In Twin Peaks il cinico agente della scientifica Albert Rosenfield si beccava un cazzotto dallo sceriffo in obitorio e finiva sopra il corpo di Laura Palmer, ma non reagiva e anzi spiegava a un basito Truman la sua inaspettata filosofia basata sulla non violenza (tra le scene cult della prima stagione, potete riguardarla nel video più sotto). Il funerale si farà. Qui invece lo sceriffo sfida Desmond: “L’unico modo in cui riuscirai a portare via da qui quel cadavere è passare sopra il mio” e Desmond non risponde certo come Gandhi.

dumblandLa scena sul copione occupa poche righe e si risolve con tre pugni, qui invece assistiamo alla classica dilatazione del tempo oltre il normale che Lynch usa quando vuole andare “oltre”, sia che voglia suggerire un’atmosfera inquietante sia che voglia cogliere l’ironia della situazione. Qui si vira senz’altro verso il comico. E la comicità consiste nel vedere quest’uomo che non ha il fisico del ruolo piegare barre di ferro e fare il bullo per poi prendersi un mucchio di pugni in faccia da Desmond senza andare mai a tappeto (ma sempre più stordito!), come un punching ball umano sanguinante o un Ercolino sempre in piedi (e sappiamo quanto Lynch sia affascinato dagli uomini in piedi nonostante tutto, a partire dal cadavere nel finale di Velluto blu). L’ultimo cazzotto, che arriva direttamente da J. Edgar, il fondatore dell’FBI, sarà quello che lo lascerà a terra. Desmond dimostrerà di essere a sua volta capace di piegare le sbarre di ferro, e rivolto alla segretaria non più ridacchiante e al vicesceriffo domanderà: “Chi è il prossimo?”, al che i due si dilegueranno con la coda tra le gambe. Una scena in cui trovo molte affinità con il mondo volutamente sgradevole, violento e surreale di Dumbland (t.l. Terra d’idioti), una serie di corti di animazione  che Lynch scriverà e dirigerà per il web nel 2002.

Lasciandovi con Albert, vi do appuntamento alla seconda parte della guida alle scene eliminate, in cui incontreremo finalmente Dale Cooper (e Diane!), David Bowie, Bob e The Man from Another Place:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (2 DI 6)

 

Trovate la terza parte della guida qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (3 DI 6)

Trovate la quarta parte della guida qui:

‘TWIN PEAKS: THE MISSING PIECES’ – GUIDA ALLA VISIONE (4 DI 6)

 

 

 

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7 comments

  1. Complimenti per l’articolo, non l’ho letto tutto ma solo la parte iniziale perché non voglio spoilerarmi nulla riguardo le scene eliminate presenti nella Missing Pieces, quindi Matteo volevo chiederti se documentandomi attraverso questa guida e avessi la possibilità di vedere su due schermi diversi Fuoco Cammina con Me e la The Missing Pieces, bloccando il film al punto giusto in cui si inserisce la scena eliminata e avviando l’altro Blu Ray con la Missing Pieces funzionerebbe oppure no? Lo chiedo perché che non essendomi spoilerato mai nulla sulla The Missing Pieces fino a poco tempo fa credevo si trattasse del film con l’aggiunta delle scene.

    1. Grazie, Alessandro. Puoi senz’altro usare la guida per capire a che punto bloccare il film (riassunto in corsivo) e far partire la scena estesa o eliminata (indicata in grassetto con numero e titolo). Dopo averla vista potresti leggere il commento e poi tornare al film. Buona visione! : – )

  2. Trovo molto interessanti le tue riflessioni, specialmente quelle relative al Jack o al Clown che dir si voglia. Deve certamente essere una delle tante ossessioni di David. In Cuore Selvaggio anche Bobby Peru, nella sua prima apparizione, citava un ‘Jack dall’occhio solo’ prima di salutare Sailor e Lula. Inoltre, il primo album di David si intitola ‘Crazy Clown Time’ ed è un fatto significativo che abbia realizzato un videoclip proprio di quella canzone.

    1. Grazie Sergio. Credo anch’io che la figura del clown/jack come metafora sia una delle ossessioni sotterranee di Lynch, e quando ho letto quel passo del suo libro che cito ho avuto la conferma!

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